ANCORA una volta scoppia un caso sulla metro C, in quella che sembra un'odissea senza fine. Ieri mattina un gruppo di operai ha di fatto di nuovo "occupato" il cantiere di via Sannio dove stavano svolgendo lavori di scavo e cementificazione, assicurando di non volerlo abbandonare fino a quando la loro situazione non verrà risolta. «Non ce ne andiamo anche se dovessero arrivare polizia o carabinieri », dicono, indicando una pattuglia della polizia poco distante. I lavoratori tra operai, in gran parte egiziani, geometri, autisti sono in tutto una trentina e fanno capo alla ditta M.M. Lavori, con sede a Benevento. Dal 2009 l'impresa affidataria svolgeva lavori di scavi, movimentazione terra e cementificazione. L'assegnazione è certificata dal cartello che campeggia sul cantiere chiuso, ma il contratto è stato rescisso dal Consorzio Metro C il 7 aprile scorso. I lavori erano comunque fermi da metà gennaio per consentire i rilievi della Soprintendenza archeologica, in seguito al ritrovamento dei resti di un muro antico. Operai e dirigenti dell'impresa sono però adesso sul piede di guerra. Ieri mattina il cantiere di via Sannio si presentava inaccessibile, con il grande cancello giallo sbarrato, un camion davanti, come a volerlo presidiare, e all'interno scavatrici, ruspe e altri attrezzi di lavoro. E i lavoratori fuori, a braccia conserte, in attesa. «Noi stavamo procedendo come stabilito dai contratti spiega il geometra Michele Marrone, rappresentante legale della ditta abbiamo lavorato con Metro C già ad altre stazioni sulla nuova linea, da quella di Pantano a Centocelle. Per quello che riguarda questo cantiere di via Sannio abbiamo iniziato nel giugno dell'anno scorso e avevamo svolto circa il 20 dei lavori: lo scavo del pozzo, la costruzione strutture in cemento armato per l'ingresso della talpa. Fino a quando non ci sono stati i primi stop per i ritrovamenti archeologici. Da allora abbiamo iniziato a capire che volevano liberarsi di noi», dice. E ancora: «Chiediamo l'intervento di Roma Metropolitane e delle forze sindacali». All'esterno del cantiere dentro sono presenti sei scavatori e cinque camion della ditta mentre di fronte c'è il solito viavai di gente per il consueto mercato di via Sannio, gli operai sono fermi, seduti. Molti sono preoccupati. Per loro parla Said, carpentiere egiziano: «Senza lavoro siamo perduti, non sapremmo come fare. Speriamo che questa situazione si risolva il più presto possibile, siamo in tanti con famiglie sulle spalle», spiega. E gli altri colleghi confermano: «Non possiamo rinunciare al lavoro, noi non ce ne andiamo». Già l'otto aprile scorso, del resto, i lavoratori avevano tentato di chiudersi dentro il cantiere per protesta contro la rescissione del contratto dovuta, pare, a "gravi inadempienze" di natura amministrativa da parte della M.M. Lavori. «Cosa deve accadere affinché riapriamo il cantiere? Noi vogliamo che riesamino la risoluzione, ci sono due alternative dice Marrone o ci pagano quanto ci spetta o ci fanno riprendere il nostro lavoro. Noi non vorremmo fare altro che andare avanti, anche nell'interesse di tutti» conclude.