DUE, tre, quattro ore di coda. Ordinata, pacifica e composita. Ci sono bambini, coppie, tanti anziani nel lungo serpentone che si snoda per i giardini Grosa per arrivare fino a corso Vittorio Emanuele: «Abbiamo atteso di più che ai musei Vaticani» scherza una signora sulla quarantina che ha finalmente raggiunto la tecnostruttura che Intesa San Paolo ha predisposto per prenotare la visita al grattacielo. È arrivata col marito più di tre ore prima, finalmente ce l'ha fatta: anche loro sono tra i 3mila fortunati che potranno vedere «il nuovo panorama di Torino» in questo sabato di primavera. La curiosità è tutta lì: «Chissà com'è la città da lassù» si chiedono. Venerdì erano in tanti, ma se quello è stato il giorno dell'inaugurazione , con autorità, banchieri e Renzo Piano, il padre di questo stilo che s'insinua nel profilo di Torino, oggi è il giorno dei cittadini. Sono loro che si "prendono" per un weekend il simbolo della banca. Ogni quarto d'ora un gruppo può salire: lasciano i dati e i documenti, passano il metal detector e via . La guida raccontaquesto gigante di tecnologia, l'attenzione all'ambiente, dove lavoreranno i dipendenti e quali spazi saranno aperti al pubblico. Nell'auditorium tutti assistono attenti al video di presentazione, poi l'ascensore li catapulta agli ultimi piani, dove si trovano il giardino interno e le terrazze panoramiche. La prima cosa che fa Tonia è guardare come si vede la collina. È una giovane architetta, insieme ad altre colleghe sono venute a visitare il grattacielo con un occhio che si potrebbe definire clinico: «Dalle 11 siamo in coda e siamo riuscite a entrare attorno alle 15 racconta Volevamo sfruttare quest'occasione per farci un'idea. Quando studiavo si iniziavano a fare le prime tesi su questo progetto. Ora possiamo vederlo realizzato ». La prima impressione? «Dentro la serra (il giardino interno su cui si affacceranno ristorante e caffetteria ndr) sembra di stare in una gabbia di uccellini » dice «Ma la mia non è una bocciatura, è una struttura innovativa con soluzioni avanzatissime. La si dovrà valutare con l'uso». La sua collega Claudia inquadra col cellulare la Mole, mentre dall'altro lato del terrazzo il resto del gruppo indica le montagne velate di foschia. Tutti indicano luoghi o scattano fotografie. Anche chi è sotto, perché non è ancora entrato o perché finito la sua visita. Come Tonino Manganello, pensionato della Bertone, che è venuto »per farsi un'idea di questo lavoro impressionante». Arrivato a Torino 50 anni fa ha visto la città trasformarsi sotto i suoi occhi e sotto le sue mani. Nel suo gruppo di visita ci sono anche Raffaella Rosso col iglio Matteo: «Sono anni che da casa mia in piazza Carducci vedo sta cosa che cresce dice Ero perplessa. Sono venuta per vedere e ho cambiato idea:.mi è piaciuto molto». Attorno alle 16, restano una manciata di biglietti. Molti a non potranno entrare, ma solo ritirare il ticket per oggi: «Speriamo di poter scegliere l'orario almeno. Sarebbe stato meglio poter prenotare via web come fatto all'Egizio» dice Grazia che è venuta da Collegno con l'amica Sara. In una settimana visiteranno le due nuove grandi attrazioni di Torino: «Siamo contente, almeno qualcosa si muove, ci vogliono un po' di novità».