Cent'anni fa il primo zampillio d'acqua pubblica in piazza Umberto a Bari ma sono tanti gli edifici storici in stato di abbandono come la cascata di Leuca ESE a Bari l'acqua pubblica sgorgherà per la prima volta il 24 aprile 1915, dalla fontana monumentale di piazza Umberto, a celebrare questo centenario provvede, innanzitutto, la mostra Le grazie e le virtù dell'acqua che, fino al 15 giugno nel palazzo dell'Aqp, propone un'antologica delle opere di Duilio Cambellotti. Eppure, rivendica Antonio Monte, ricercatore del Cnr di Lecce e coordinatore regionale dell'Aipai (l'Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale), «proprio l'occasione di questo centenario potrebbe rappresentare la chance per riaccendere i riflettori sulla sorte di una serie di "tesori" disseminati sul territorio e purtroppo, ormai, da tempo consegnati all'oblio». È di patrimonio diffuso sia di strutture architettoniche che di macchinari idraulici che si parla, in massima parte in possesso dello stesso Acquedotto pugliese. A eccezione, ricorda Monte, «dell'ex serbatoio pensile di Altamura: un palazzo che resiste nel cuore del centro murgiano e che, oltre a essere estremamente interessante per la cifra neoromanica della sua architettura, oggi è completamente sgombro di macchinari. È stato acquisito dal Comune di Altamura nel 2011, dopo che nel 2009 era stato dini. chiarato di interesse storico artistico: l'obiettivo era farne un contenitore museale ma, da allora, nulla è accaduto e le sue porte sono rimaste chiuse». Ma, a parte il caso di Altamura, non si contano, e soprattutto fra il Tarantino e il Salento, i casi di architetture industriali in abbandono. «Sono chiuse dagli anni '80, per esempio, le centrali idroelettriche di Mottola e Grottaglie. Analoga sorte per gli impianti di sollevamento di Galugnano, Galatone, Corigliano d'Otranto. Luoghi che testimoniano il processo produttivo per l'approvvigionamento idrico e che, altrove, sarebbero già diventati dei musei, visto che al loro interno conservano ancora macchinari inusati da decen- A Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia, per citare solo un caso, una vecchia centrale idroelettrica dei primi anni del '900 è diventata un museo». Non solo centrali e impianti, tuttavia, nel patrimonio dell'Aqp. «Un bene straordinario e sottoutilizzato - evidenzia Monte - resta la cascata monumentale di Santa Maria di Leuca: è un'opera che segna la fine della costruzione del grande impianto idrico dell'Acquedotto. Fu inaugurata il 9 settembre 1939 da Mussolini in persona che, per l'occasione, volle donare una colonna romana, installata lungo la discesa a mare. Fatto sta che la cascata funziona oggi solo saltuariamente, una o due volte l'anno per qualche evento particolare: è in corso un progetto di illuminazione dell'Enel che sarà pronto a maggio, l'auspicio è che possa segnare una nuova vita per la cascata di Leuca». Una storia positiva, invece, per la centrale idroelettrica Battaglia a Villa Castelli che, racconta Monte, «risalente al 1922 è stata recuperata e rimessa a regime, grazie all'impiego di nuove tecnologie e, in un'ora, produce energia sufficiente ad alimentare un paese di tremila e 500 abitanti. Non è certo un museo, d'accordo, ma le vecchie turbine sono ancora lì e almeno non è un opificio in abbandono: siamo in presenza di un caso virtuoso, ma purtroppo raro, di recupero e riuso funzionale di un'architettura industriale».