Allarme fondi per il museo della Shoah di Villa Torlonia. Perché è vero che il governo Monti aveva concesso di utilizzarli fuori dal patto di Stabilità: ma la deroga, semplicemente, valeva per il 2013. E adesso, con le casse del Campidoglio vuote o quasi, «bisognerà chiedere una nuova deroga». Il Museo della Shoah di Villa Torlonia, atteso da anni, è a una nuova, preoccupante puntata. «Ci servirà una nuova deroga, immagino...». Le parole del tecnico del Campidoglio raccontano lo sconforto, perché la deroga concessa dal governo Monti per l'utilizzo dei fondi per il Museo della Shoah di Villa Torlonia(21 milioni) fuori dal patto di Stabilità, semplicemente, è scaduta. Valeva per il 2013, per cominciare i lavori, ma «la tormentata storia del museo romano», come dice chi ha seguito la vicenda fin dall'inizio, evidentemente era destinata ad una nuova, preoccupante puntata. Così è, infatti: deroga scaduta e una cifra vicino allo zero per gli investimenti del Campidoglio. E adesso? Dal Comune, al momento, fanno sapere che è in corso la «revisione straordinaria dei residui»: da là, entro la fine del mese, si capirà quali opere si potranno realizzare. Di certo il «patto» vale anno per anno, «e quindi adesso spiegano i tecnici capitolini è come se si ripartisse da zero». Poi, certo: in Comune precisano anche che «i soldi ci sono, ci saranno». Come trovarli e quando saranno disponibili, però, è presto per dirlo. Di certo l'argomento sarà trattato, sia pure senza essere il tema centrale dell'appuntamento, nel convegno di oggi a Montecitorio (Sala Aldo Moro) «Quale Memoria per quale società? I musei della Shoah nel terzo millennio». Naturalmente si discuterà principalmente d'altro, perché per dirla con Stefano Jesurum (sul Corriere della Sera di domenica) «sotto gli occhi di ognuno è infatti l'esigenza impellente, a 15 anni dall'istituzione del Giorno della Memoria, di ripensare la sostanza stessa di un "lavoro" che in un futuro più che mai prossimo perderà definitivamente l'apporto straordinario dei testimoni diretti, i sopravvissuti». Apriranno i saluti del presidente della Camera, Laura Boldrini, del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, del presidente delle Comunità ebraiche, Renzo Gattegna, e del presidente della Fondazione, Leone Paserman; dopo la lectio magistralis di Marcello Flores d'Arcais, Piero Angela, Corrado Augias, l'architetto Luca Zevi e Micaela Procaccia (Mibac), moderati da Saul Meghnagi, tratteranno di «spazi fisici e spazi virtuali»; alle 12.15, moderati dalla docente di Storia moderna e contemporanea Anna Foa, interverranno tra gli altri il presidente della Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi, e il presidente onorario della fondazione Museo della Shoah, l'ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick. Com'è facile intuire i temi del convegno saranno di altro livello rispetto a quello, trattato qui, dei fondi: ugualmente, però, il fatto che non sia arrivata l'aggiudicazione definitiva della gara (probabilmente, in queste condizioni, la Ragioneria del Campidoglio non ha potuto ratificarla) qualche preoccupazione la desta. Per un museo che Roma e il Paese aspettano da (troppo) tempo.