Rapiti 150 ragazzi, siti archeologici devastati Lo Stato islamico (Isis) torna all'offensiva in Iraq. Bombe a Bagdad provocano almeno dodici morti, nuovi video di devastazioni tra i siti archeologici, attacchi di pattuglie armate nella provincia di Al Anbar e vasti combattimenti nella zona della raffineria di Baji: sono i segnali più evidenti della volontà jihadista di riprendere l'iniziativa su larga scala. L'azione più recente pare essere il rapimento di 150 studenti di 12-15 anni per addestrarli alla guerra. Da oltre un mese le brigate di Isis apparivano in difficoltà. I comandi in Siria avevano mandato i loro uomini migliori a difendere la città di Tikrit, assediata dalle milizie sciite con il sostegno delle unità scelte dei pasdaran iraniani e persino il sostegno dall'aria della coalizione a guida americana. Oggi gran parte di Tikrit è stata liberata. Bagdad parla apertamente di «vittoria». Tuttavia, i fatti sul terreno presentano una situazione molto più complessa. Sacche di guerriglieri jihadisti sostenuti dalla popolazione sunnita locale continuano a resistere nel centro di Tikrit. E l'azione è stata talmente costosa e complicata per le forze alleate a Bagdad che è stato deciso di rinviare, almeno temporaneamente, l'attesa offensiva verso Mosul (caldeggiata più dagli americani che dal governo iracheno deciso a proseguire verso ovest). Le direttive dell'attacco anti Isis hanno cambiato così direzione e sono tornate a concentrarsi su Falluja e Ramadi, le città più importanti della provincia sunnita centro-occidentale di Al Anbar. Ma anche qui la situazione è complicata. Emergono notizie di decine di migliaia di profughi in fuga da Ramadi. Le tribù locali sono divise tra filo governativi e pro qaedisti. Un inatteso diversivo si è tra l'altro manifestato attorno alla grande raffineria di Baji, più o meno a metà strada tra Mosul e Bagdad. I jihadisti l'avevano presa a fine agosto. Poi era stata liberata dai filo governativi a inizio autunno. Rappresenta la raffineria più importante del Paese, prima degli attacchi di Isis era tornata a raffinare 300 mila barili di greggio al giorno. Per il governo è importante, ma ne possiede altre nelle regioni sciite a sud. Per Isis invece averne il controllo sta diventando vitale. I bombardamenti della forza aerea a guida Usa pare abbiano devastato le sue risorse petrolifere in Siria. Il greggio sino a pochi mesi fa costituiva un'entrata importante per le casse del Califfato. Sottobanco ne vendevano persino al regime di Bashar Assad. Ma ora la benzina comincia a mancare. E senza carburante non si combatte. Questo non blocca tuttavia la furia iconoclasta di Isis. I suoi social media diffondono in Rete le immagini dell'ennesima devastazione nell'antico sito assiro di Nimrud, presso Mosul. Non è la prima volta che i jihadisti ne annunciano la distruzione. Ma adesso la documentano con i video. Bulldozer, esplosivo e picconi: la scena è nota. «Ogni volta che conquisteremo un territorio distruggeremo i simboli del politeismo e diffonderemo il monoteismo», sostengono i «barbuti» di fronte alla telecamera.
Iraq senza pace. Nel mirino dell'Isis studenti e rovine
In Iraq, il gruppo terrorista Isis ha ripreso l'offensiva, provocando almeno 12 morti a Bagdad con bombe e devastando siti archeologici. Il rapimento di 150 studenti di 12-15 anni per addestrarli alla guerra è stato segnalato. Le forze alleate hanno deciso di rinviare l'attacco anti Isis verso Mosul, concentrandosi invece su Falluja e Ramadi. Le tribù locali sono divise tra filo governativi e pro qaedisti, mentre la raffineria di Baji è stata oggetto di attacchi. Isis ha perso la sua fonte di greggio in Siria, il che sta limitando le sue risorse. I jihadisti continuano a diffondere immagini di devastazioni nei siti archeologici, come Nimrud, con video e immagini.
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