Nuovo anno, buoni propositi, notizie. Una quindicina di migliaia di euro, indolenze comunali e mancati accordi fino all'autunno scorso avevano impedito che Museo archeologico e Parco degli ipogei di Trinitapoli, nella Bat, fossero riaperti al pubblico. Il parco rappresenta "un unicum quanto a complessità strutturale e ricchezza di corredi", è un sepolcreto per le élites dell'Età del Bronzo che partecipa ad un polo destinatario negli anni di finanziamenti regionali, statali ed europei per milioni di euro. Del museo e del parco si attendeva da un decennio l'apertura. Nel frattempo, molto era stato lasciato al degrado. Ma la notizia finalmente è arrivata, almeno per il Museo degli Ipogei di Trinitapoli che s'inaugurerà il 20 febbraio alla presenza del Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini. "Abbiamo perfezionato l'allestimento, definito e curato le soluzioni migliori ma tutti i problemi con il Comune sono stati ampiamente superati, anche per quel che riguarda il Parco", spiega Anna Maria Tunzi, responsabile della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia per l'area "Daunia preistoria ovest". Parco che per il momento resterà chiuso, in attesa che l'intera sua area venga anche messa in sicurezza. Ma siccome di annunci di prossime aperture al pubblico dei siti ne abbiamo uditi parecchi, negli anni, attendiamo fatti. Buoni propositi, dicevamo, che qualche volta si chiamano scadenze importanti, impegni da rispettare per immaginare il rilancio di un territorio. Come quelli imposti dal decreto del 2 agosto 2013 del Ministero dei beni culturali relativo al POIn «Attrattori culturali, naturali e turismo» 20072013 che ha assegnato alla Puglia oltre 113 milioni di euro come "importi immediatamente cantierabili". "Per la regione, un intervento così massiccio, di una ventina di milioni di euro, e così coordinato tra quelli che sono i finanziamenti gestiti direttamente dal Ministero e quelli inseriti nell'ambito dello stesso Programma, gestiti dalla Regione Puglia attraverso i comuni, è fatto nuovo". Così, nell'intervista che ci aveva rilasciato nel giugno scorso, La Rocca aveva definito l'attenzione dedicata dal governo al polo di Manfredonia. "I lavori dovranno esser terminati entro il 2015", aveva dichiarato. Proviamo allora oggi a fotografarne lo stato per poter valutare in futuro quanto i destinatari di questi importanti finaziamenti rispetteranno regole e tempi. Iniziando dal polo di Manfredonia, citando anche alcuni degli altri siti archeologici di cui abbiamo scritto negli ultimi mesi e che ne hanno beneficiato. "C'è un gran da fare in tutti i cantieri del polo. La realtà finale sarà assai distante da quella finora conosciuta", spiega ancora la Tunzi che del Museo archeologico nazionale di Manfredonia, nel castello svevo, è direttrice. "Rispetteremo la scadenza. Per l'estate avremo completato quasi tutto". E già si sa che per il fossato la ditta aggiudicataria ha già chiesto ed ottenuto una proroga di 90 giorni del termine di consegna. Dal lungolago di Lèsina, i resti dell'isola di san Clemente, la croce piantata al centro, sembravano emergere come il dorso di un mostro arpionato. A circa 400 metri dalla sponda, è l'unica isola lacustre dell'Italia meridionale in cui siano stati ritrovati i resti fin'ora per lo più sommersi di una villa romana con peschiera: databile tra il II- I secolo a. C. ha la superficie di una settantina di mq. Grazie ad un finanziamento di circa 750.000 euro proveniente dallo stesso POIn, a studi e campagne di scavo condotte negli anni da Giovanna Pacilio, responsabile per l'area "Daunia Est" della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, la villa romana sta abbandonando la sua ultra secolare apnea e sarà visitabile. "Il cantiere è aperto. Si conta di terminare i lavori come prescritto. Si è atteso l'arrivo di un macchinario, utile a piantare i pali nel lago, che la ditta napoletana aggiudicataria dell'appalto ha richiesto ad un fornitore tedesco. In questi giorni dovrà essere assemblato e si potrà dare una svolta importante al progetto", ci racconta la Pacilio. "Un sistema di paratie dotate di pompe idrovore manterrà costantemente prosciugata una sezione circolare dei resti romani scavati. Sarà collegato alle sponde di Lèsina con un ponte", spiega. Lo stesso sistema farà anche da supporto ad un camminamento da cui osservare le antiche testimonianze. "I lavori di restauro e valorizzazione dell'ex Convento di S.Antonio, a Taranto sono già stati affidati all'impresa aggiudicataria", spiega l'rchitetto Augusto Ressa, funzionario della Soprintendenza per i beni architettonici per Lecce, Brindisi e Taranto, responsabile dell'Ufficio operativo del capoluogo jonico. In questa che è una delle sedi della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia sono tra l'altro custoditi migliaia di reperti archeologici (raccontammo del Fondo Bradford e della necessità di disporre di ulteriori spazi). Il POIn di cui parliamo, con lo stanziamento di 6 milioni di euro, permetterà anche che venga completata all'interno del comprensorio conventuale la realizzazione di due ulteriori magazzini, già avviata con precedenti finanziamenti. "Porteremo tutto a termine entro l'anno", ha dichiarato Ressa. Non ci resta che attendere.