La riforma del Ministero dei Beni culturali, firmata dal titolare del dicastero Dario Franceschini, determina un riassetto delle funzioni e dei ruoli dirigenziali nelle sedi periferiche, con nuove figure, come quella del Soprintendente del Polo Museale, ricoperta in Puglia da Fabrizio Vona. Per Vona, già soprintendente ai beni storico artistici nella nostra regione per molti anni, si tratta di un ritorno a casa dopo un'esperienza quadriennale al Polo Museale di Napoli. Tuttavia, un rientro gravato da obiettivi e mansioni ridisegnate nella logica di una riforma che taglia la spesa e, per la prima volta, separa la tutela dei beni culturali dalla loro valorizzazione, assegnando la prima alle sovrintendenze e, la seconda, ai musei e ai poli museali regionali, legati, anche legislativamente, alla promozione del turismo. Soprintendente, partiamo dal Polo museale: cosa comprende e di cosa dovrà occuparsi esattamente? «Il Polo museale pugliese include quattro castelli, quello di Bari, di Trani, di Castel del Monte, di Copertino e 12 musei territoriali, tra cui il museo di Manfredonia, di Gioia del Colle, il museo Jatta di Ruvo, straordinario esempio di museo ottocentesco conservatosi intatto, palazzo Sinesi di Canosa, l'Antiquarium di Canne della battaglia, il parco archeologico di Egnazia, il sistema delle mura di Manduria. Per ciascuna di queste realtà museali dovremo creare una rete». In che modo? «I musei devono collaborare e interagire tra loro. Per esempio, in Capitanata, il neo istituito museo di San Paolo Civitate, dovrà necessariamente interloquire con altre eccellenze territoriali, come il museo di Manfredonia. Si opererà con economie di scala, con siti integrati, con una comunicazione congiunta, con biglietti unici, con circuiti di guardiania e con una stringente collaborazione tra gli enti locali, comuni e aree metropolitane». Si tratta di attivare strutture che costringeranno anche a ripensare le tradizionali divisioni amministrative dei territori. Come verranno individuati gli obiettivi comuni? «Il ministero ha redatto dei rigidi standard museali. È diventato obbligatorio, pertanto, eliminare gli antichi e anacronistici assetti, ossia le stanze polverose prive di corrette informazioni sui reperti. Ogni istituzione museale dovrà garantire dei paramenti per la fruizione corretta di quanto conserva. Solo così il museo potrà essere realmente un luogo di costruzione culturale. Del resto la scommessa è proprio questa, pensare che tutela e valorizzazione siano la faccia di una stessa medaglia. Come diceva Cesare Brandi, in tempi non sospetti, quando cioè era culturalmente impensabile scindere i due concetti: un oggetto esiste perché lo guardi. Questo vuol dire che dobbiamo dare un nuovo senso alla visita museale». Le amministrazioni locali sono pronte a supportare questi radicali cambiamenti? «In Puglia siamo avanti. Esiste già un accordo stipulato tra Ornaghi e Vendola, e io ho appena firmato un protocollo d'intesa con il Comune di Bari e con la Regione Puglia che stabilisce le modalità di collaborazione per la costituzione del Polo delle arti contemporanee nel Teatro Margherita, e nel Mercato del pesce. L'accordo stabilisce le politiche per la valorizzazione territoriale integrata di questo patrimonio culturale nonché i reciproci obblighi a definire azioni e interventi per la sua conseguente integrazione e attrattività turistica anche in rapporto agli altri musei del polo regionale». Quale ruolo potranno svolgere i privati? «Il decreto di istituzione dei poli museali prevede l'introduzione dei privati. Il loro contributo risulterà determinante per operare nella direzione prefissata, vale a dire "togliere la muffa dei musei", fare una comunicazione smart e ridurre la distanza tra cittadini e istituzioni culturali». Che tipo di ricaduta avrà questo cambiamento di rotta nell'economia del territorio? «Il Polo Museale della Puglia non dovrà identificarsi solo con i suoi 12 musei ma potrà avere un ruolo economico. Recentemente ho visto un grafico sulle attività turistiche pugliesi che registra, dal 1995 a oggi, una crescita esponenziale. Al contrario, nello stesso arco temporale, il comparto museale rimane stabile ai livelli di 20 anni fa. Dobbiamo puntare a un pareggio tra turismo e consumo dei beni culturali. Questa è la vera sfida non misurabile esclusivamente con maggiori investimenti finanziari ma con un diverso approccio che ci porti a guardare con intelligenza al nostro patrimonio, a ciò che abbiamo. Non solo per i turisti ma anche per tutti i pugliesi».