Grappoli di glicine oltre la finestra e grappoli di libri dagli scaffali. L'ottantottesima primavera di Gerardo Marotta (compleanno il 27 aprile) fiorisce di progetti. E se si arriva da lui con l'idea di parlare di una storia lunga quarant'anni, quella dell'Istituto italiano per gli studi filosofici (li compirà il 27 maggio), s'indovina solo in parte. Perché l'avvocato, che cita Platone e Vico come fossero seduti con noi in poltrona, guarda soprattutto al futuro. Lo slalom tra cartoni pieni di volumi, pile di riviste e torrette di cataloghi conduce in un salotto immerso nel silenzio. La falda grigia del Borsalino fende l'aria da lontano. Marotta entra e mi indica. 'Vede dov'è seduta lei?'. Faccio per alzarmi. "Stia, stia. Lì era seduta Elena Croce e al suo fianco il presidente dell'Accademia dei Lincei Enrico Cerulli. Era il 1975 e mi dissero: "Gerardo, tu devi lasciare la professione e fondare un istituto di filosofia". Cercai di prendere tempo. Mi serve un anno, dissi. E loro: 'Non c'è tempo, devi farlo ora'. Così lasciai tutto e per i primi quindici anni finanziai personalmente le attività vendendo le mie proprietà. Fu, poi, Carlo Azeglio Ciampi a sostenere congruamente l'Istituto fino all'avvento del tagliatore di fondi Tremonti che diede inizio al processo che ci ha messi in ginocchio. Ma non ci siamo mai arresi e, finiti i soldi con i quali abbiamo fondato 400 scuole nel Mezzogiorno, siamo passati alla creazione delle Acropoli dei giovani ». Che cosa sono? «Una sorta di gemmazione dell'Istituto e della sua biblioteca. Cenacoli locali che coinvolgono liceali e professori. Il primo presidio è a Palomonte. Lì ho detto: voi studiate, io verrò ogni mese e parleremo. A questi ragazzi di paesi sperduti del Sud facciamo conoscere, ad esempio, la storia della rivoluzione del 1799 e loro si emozionano e si rivitalizzano». L'ex caserma Bixio potrebbe diventare la sede della biblioteca oggi in diaspora. Il Comune ha messo in campo una trattativa... «È una sede prestigiosa e soprattutto vicina a Palazzo Serra di Cassano. De Magistris e l'assessore Daniele sono uomini colti e sensibili prima di essere amministratori. Con loro e i responsabili della Nunziatella stiamo lavorando a un progetto che superi la mera collocazione dei libri. Vogliamo creare un Museo della Rivoluzione del 1799 e uno del Risorgimento che diano conto permanentemente di queste importanti pagine di storia. Certo ci serve molto spazio perché, oltre ai 300mila volumi della biblioteca, ce ne sono altri 100mila, quelli della nostra produzione, tra saggi e cataloghi, volumi che storicizzano l'attività dell'Istituto. Speriamo, dunque, che presto si sblocchi anche la sede che per prima fu indicata dalla Regione in piazza Santa Maria degli Angeli. I due siti non si escludono a vicenda». Altre anticipazioni sul quarantennale? «Due mesi, da maggio a giugno, con un programma fitto al quale sta lavorando mio figlio Massimiliano insieme con il sindaco. Dopo Vittorio Hösle, consulente filosofico di papa Francesco, intercettato da noi a Tubinga quando aveva 14 anni, l'unico al mondo a conoscere quasi tutte le lingue, un genio assoluto, ospiteremo Stefano Rodotà e Gianni Ferrara. Stiamo organizzando anche una grande mostra con i pezzi migliori della biblioteca, dalle prime edizioni di Marsilio Ficino alla Collezione epicurea di Bibliopolis alla Parola del passato di Pugliese Carratelli, edita da Macchiaroli. C'è anche un'ipotesi per portarla negli Usa. Infine stiamo lavorando per l'appuntamento di Pechino». Cosa succederà a Pechino? «Nel 2018 si terrà il congresso della Fisp (Federazione internazionale della società di filosofia) che ha come segretario generale un altro ex borsista, Luca Scarantino. Abbiamo già mille iscritti da tutto il mondo».