Tra murales valorizzati e inviti agli artisti Riuscirà Bologna a instaurare un rapporto sano e costruttivo con la street art? A farla conoscere e riconoscere per quello che è? Riuscirà a valorizzare, e non solo a demonizzare, il lavoro dei writer (alcuni sono artisti affermati) che da decenni operano sui muri cittadini? E a canalizzare con intelligenza e nei luoghi giusti questa forza espressiva? La street art sotto le Due Torri è fenomeno vivo e produttivo, ma al momento frutto solo di polemiche(eccezioni a parte). Altrove, quel genere di movimento e di scena artistica (riconosciuta anche dalla critica, e non da ieri) viene invece esaltato, e ci si lavora. Avviene nelle capitali europee, ma anche a Roma, dove ieri l'assessore alla Cultura Giovanna Marinelli ha presentato in giunta un ambizioso progetto, presente all'interno del bando Roma Creativa, che prevede la realizzazione di una mappa (stampata in 50 mila copie) di tutti i murales e «pezzi» presenti in città, ritenuti di un certo livello. Un altro (e nuovo) percorso artistico-turistico. Non solo mappe, ma anche un sito dedicato a tutta la street art, tour in pullman per ammirare i muri più significativi, una promozione mirata sui social (a differenza dei timori dei canali pubblici bolognesi, da Twitter a Instagram a Facebook), illuminazioni speciali per le opere (come avviene per i monumenti), iniziative specifiche al Macro per diffondere e spiegare una cultura nata ormai mezzo secolo fa (in Usa, certo) e quindi convegni che toccheranno temi attualissimi come appunto valorizzazione, archiviazione, selezione e conservazione dei graffiti «degni di» (che non sono l'unica forma espressiva della street art). Un progetto in cerca di sponsor e mecenati, e inteso sia come «rigenerazione pubblica» sia come riconoscimento di un'evidente manifestazione espressiva culturale tipica delle metropoli. Recentemente Fondazione Roma ha finanziato un altro progetto, Big City Life, con 160 mila euro, per rilanciare esteticamente Tor Marancia e altri quartieri periferici, da San Basilio al Quadraro, chiamando artisti stranieri e italiani a realizzare 20 murales di 145 mq l'uno. Risultato positivo anche sotto l'aspetto sociale: discussioni, laboratori, partecipazione. Soldi investiti bene. Guai però a vedere sempre più verde l'erba del vicino, perché Bologna fra l'altro artisticamente non inferiore alla scena romana un progetto (pubblico) del genere, «Frontier», l'ha avviato già due anni fa grazie alla spinta della critica Fabiola Naldi, esperta della materia, e Claudio Musso. Ed è proprio da quell'esperienza, combinata alle iniziative (non esclusivamente repressive) sul tema che si svolgono nelle grandi città europee, che Lorenzo Sassoli de' Bianchi, presidente del Mambo, ha rilanciato sul nostro giornale l'idea di realizzare un Festival internazionale, con writer stranieri, italiani (e bolognesi, fra i più bravi), che valorizzi appunto questa arte, riconoscendola insieme ai suoi protagonisti, e al tempo stesso sostituisca, e in molti casi elimini, gli orrendi scarabocchi che abbondano esageratamente sui muri con opere esteticamente significative. Proprio in questa direzione nuove produzioni e contestuale cancellazione del «brutto» si è mossa ultimamente Lisbona, diventata un museo a cielo aperto anche negli storici quartieri come il Barrio Alto: il comune ha pagato la pulizia dei muri e finanziato i graffiti nelle pareti abbandonate (più di 300 artisti pagati, certo, anche con sponsor importanti). La risposta della popolazione e dei turisti è stata molto positiva. La città ora è più bella, colorata, viva, vera. E non sarà un caso che uno degli eventi collaterali della Biennale d'Arte di Venezia 2015 sarà la mostra «The Bridges of Graffiti» che si inaugura il 9 maggio al Terminal San Basilio. Esattamente trent'anni dopo «Arte di Frontiera. New York Graffiti», l'esposizione curata da Francesca Alinovi che nel 1984 portò in Italia i principali esponenti del graffitismo newyorchese. E l'Alinovi dove viveva, studiava, insegnava?