Venezia scalo più verde del Mediterraneo: intesa con le compagnie. Libro bianco degli ambientalisti VENEZIA. Sono passati più di tre anni da quando il governo ha promesso (con il decreto Clini-Passera) di eliminare le navi da San Marco, sono tre anni che le autorità competenti hanno presentato la soluzione (il Contorta), sono tre anni che il Porto e Vtp lavorano per far continuare a far accettare alle 37 compagnie che arrivano a Venezia le misure transitorie, sono oltre dieci mesi che è scaduto il termine previsto dall'ordine del giorno votato al Senato che imponeva una rapida decisione, sono passati otto mesi dall'8 agosto quando il Comitatone ha deliberato di sottoporre alla Via il progetto del Contorta, elenca pedissequamente il presidente del Porto Paolo Costa. Il risultato è che nessuna decisione è stata ancora presa e che le navi continuano e probabilmente continueranno a passare davanti a Palazzo Ducale. «Noi abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per rispettare i tempi e proporre alternative precisa Costa ma sono gli altri che non hanno deciso». Il Porto sta andando oltre: il progetto del Contorta Sant'Angelo, a sentire il presidente, è stato trasformato sempre più in un recupero ambientale della laguna «che soddisfa anche un'esigenza funzionale dell'industria croceristica». In questa direzione va il capitolato d'appalto che l'Autorità portuale sta già predisponendo per la gara internazionale e una prima richiesta di manifestazione d'i interesse che Costa è pronto a lanciare. Tutto dipende dalla decisione della Commissione di Valutazione di Impatto ambientale dopo gli approfondimenti presentati sullo scavo del canale. «Spero che ci mettano nelle condizioni di rispondere alle esigenze legittime di tutelare il patrimonio storico artistico veneziano e dell'industria crocieristica internazionale», precisa. «C'è un totale disinteresse, il governo non vuole decidere procrastinando il problema attacca Filippo Olivetti, amministratore delegato della Bassani Group La crocierista muove interessi per miliardi di euro e porta una grossa ricaduta sul nostro territorio non possiamo permetterci di perdere il settore. Il progetto Venice 2.0 di De Piccoli non è in grado di mantenere Venezia home port, non capisco la posizione delle cooperative portabagagli». Per ridurre ulteriormente l'impatto delle crociere sulla città ieri mattina Comune, Capitaneria, Porto e tutte le compagnie hanno siglato l'accordo volontario che minimizza l'inquinamento con l'uso oltre che dei carburanti a basso contenuto di zolfo, anche degli scrubber sui camini delle navi con cui vengono abbattute le emissioni. Negli anni scorsi l'accordo ha permesso (dati Arpav) di ridurre le emissioni di polveri sottili del 60 per cento e del 96 del diossido di zolfo in manovra. «Venezia ha detto il commissario Vittorio Zappalorto è l'unico porto del Mediterraneo ad adottare questo tipo di carburante». I controlli della Capitaneria hanno permesso di trovare solo due cargo che hanno sforato i limiti. Ma gli ambientalisti non mollano la presa e hanno previsto per il 9 maggio una grande manifestazione contro le grandi navi. Ieri il Comitato ha presentato un secondo «libro bianco», con lavori e documenti raccolti in anni di attività. Si intitola Venezia, la laguna, il porto e il gigantismo navale, a cura di Gianni Fabbri (Moretti Vitali editore). «Di fronte alla sistematica azione di disinformazione guidata, con forte presenza mediatica e subalternità della politica, ci hanno convinti dell'opportunità di fare questa sintesi», dice Fabbri. Il professore di Economia del Turismo di Ca' Foscari Jan Van Der Borg invece lancia un attacco contro l'escursionismo crocieristico: «Non fa guadagnare la collettività, porta costi sociali ed esternalità negative».