Con Cagliari, Perugia, Ravenna, Siena: non sarà sprecato il lavoro per la candidatura europea Lecce che si trasforma in una galleria d'arte a cielo aperto, con le opere a invadere bar e ristoranti, negozi e scuole. Cagliari che punta sul contemporaneo e lancia il suo filo rosso sull'altra sponda del mediterraneo per unire Italia, Europa e Nord Africa. Perugia che contamina Medioevo e modernità. Ravenna riscopre la vecchia Darsena. E Siena si porta avanti per il Giubileo con un viaggio sulla via Francigena. Nasce la capitale italiana della cultura e per il 2015 avrà cinque facce. Lecce, finalista sconfitta da Matera nella corsa al titolo di Capitale europea della Cultura per il 2019, si prepara a recitare il ruolo di «con-capitale» della Cultura italiana con una serie di iniziative presentate ieri a Roma. A svelare il programma delle manifestazioni è stato l'assessore leccese al Turismo, Gigi Coclite, nel salone del Consiglio nazionale del ministero dei Beni culturali, alla presenza del ministro Dario Franceschini e dei sindaci delle altre quattro città con cui il capoluogo salentino condivide la fascia di Capitale italiana della cultura: Cagliari, Perugia, Ravenna e Siena. Nel programma leccese sono inseriti il XVI Festival del cinema europeo, il Kids - Festival internazionale del teatro e della creatività per l'infanzia, la decima edizione del Locomotive jazz festival, la manifestazione Cortili aperti, la kermesse culturale Lecce galleria d'arte, la rassegna Teatro (anche) fuori dal teatro, il World music festival. «Il momento è importante ha osservato il ministro Franceschini - perché avvia il percorso della Capitale italiana della Cultura introdotto con una scelta legislativa partita dall'esperienza assolutamente positiva e straordinaria della competizione per la Capitale europea della Cultura. Esperienza positiva perché ha messo in moto un meccanismo virtuoso, prima fra tutte le città che hanno fatto la domanda, poi tra le sei città della short list». Il clima di ieri era disteso. Dissolte le tensioni che avevano caratterizzato la finale del 17 ottobre scorso per il titolo di Capitale europea della Cultura, le cinque città ora guardano avanti. «Questa esperienza ha spinto il sistema delle città ad immaginare e definire una programmazione complessiva delle attività - ha affermato Franceschini - e ad immaginarla anche nel lungo termine». Il filo rosso che collega le cinque Capitali della Cultura italiana del 2015 è l'idea del «museo diffuso» richiamata dal ministro e che Lecce intende sposare trasformando il centro cittadino in una galleria d'arte per un anno intero. Lanciata da Franceschini contestualmente all'elezione di Matera a Capitale europea della Cultura per il 2019, anche per non disperdere la grande mole di lavoro fatto dalle finaliste bruciate nello sprint finale dalla città dei Sassi, l'iniziativa nasce con il sostegno forte del Mibact che quest'anno, in via straordinaria, garantisce ad ogni singola «Capitale» un contributo di un milione di euro da destinare ad attività culturali, restauri, eventi, promozione. I sindaci ringraziano: «A un mese dall'Expo ci aspetta una visibilità mondiale incredibile», ha sottolineato interpretando il pensiero di tutti il primo cittadino di Cagliari, Massimo Zedda. A garantire il coordinamento tra le cinque «Capitali» è la Cidac, l'Associazione città d'arte e cultura, che si occupa anche della promozione. Dal 2016 l'iniziativa avviata dal Mibact andrà a regime con una competizione che porterà alla scelta ogni anno di una Capitale italiana della cultura. «Per queste città e per tutto il Paese è una straordinaria occasione», ha detto il ministro Franceschini. Che tornando sul tema del museo diffuso, ha scandito la sua formula magica: «L'Italia è forte se fa sistema».