Grandi navi, un metro cubo di carte al ministero. Audizione sul progetto Boato VENEZIA. Un metro cubo di documenti. Duferco e Cesare De Piccoli (con la sua DP Consulting) hanno depositato ieri, come preannunciato, l'intero incarto del progetto «Venis Cruise 2.0» ai ministeri dell'Ambiente, delle Infrastrutture e dei Beni culturali, alla Regione Veneto, alla Provincia e ai Comuni di Venezia e di Cavallino Treporti, iniziando così la procedura di Valutazione di impatto ambientale. Dopo aver superato la cosiddetta fase di «scoping», una sorta di pre-Via che si era conclusa positivamente pur con numerose raccomandazioni, ora per il gruppo De Piccoli inizia la partita vera e infatti dal presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa arriva subito il primo colpo. «Per quello che mi riguarda il progetto Duferco non è presentabile, visto che né l'Autorità portuale, né la Capitaneria di Porto hanno mai dichiarato l'interesse pubblico per quell'ipotesi - taglia corto Costa - Se siamo in uno stato di diritto questa procedura dovrebbe decadere subito da sola, è inutile». Da sempre, infatti, Costa giudica il progetto del nuovo terminal alla bocca di Lido una banchina di 940 metri per 34, collegata a Treporti, che può ospitare fino a 5 navi e che costerà 143 milioni di euro assolutamente inadeguato dal punto di vista funzionale. Secondo il Porto infatti ci sono sia rischi per la sicurezza, legati all'ormeggio in bocca di porto, proprio dove la corrente è più forte, e anche alle misure antiterrorismo, sia un aumento dei costi di gestione che metterebbe lo scalo lagunare fuori mercato: il progetto infatti prevede che le navi si fermino al Lido e che da lì passeggeri e bagagli vengano trasferiti all'attuale Marittima, che così resterebbe in funzione. Lo studio di impatto ambientale è stato elaborato da Dappolonia spa, società specializzata in ingegneria ambientale, che ha affrontato le raccomandazioni fatte dalla Via con il documento conclusivo del 22 dicembre scorso. «Siamo convinti di aver risposto in modo efficace sostengono i promotori Confidiamo che l'istruttoria di Via sarà positiva. Il governo avrà allora tutti gli elementi per scegliere la proposta migliore per il futuro della crocieristica veneziana». Duferco e De Piccoli sostengono che la loro ipotesi alla bocca di Lido sia la migliore per un futuro di lungo periodo. A dir la verità anche Costa aveva inserito, tra i documenti integrativi consegnati un mese fa alla commissione, un progetto che ipotizza un futuro terminal al Lido, anche se dal lato di San Nicolò, protetto dalla scogliera e con annessa sublagunare per trasportare i passeggeri. «Questa proposta, oltre ad essere contraddittoria, riapre i termini della Via - tuona la docente Andreina Zitelli - gli impatti di un opera vengono valutati in relazione alla sua vita. Lo stesso proponente concepisce il Contorta come soluzione provvisoria e non strategica». «Alla professoressa Zitelli non rispondo più», taglia corto il presidente del Porto, ricordando però che la stessa delibera del Comitatone dello scorso agosto ipotizzava due scenari, uno immediato e uno di lungo periodo. Ieri, tra l'altro, a Roma si è tenuta l'audizione del quarto (e ultimo, finora) progetto arrivato alla Via, ovvero quello firmato da Stefano Boato, Mariarosa Vittadini, Vincenzo Di Tella e altri, che prevede un porto galleggiante davanti all'isola nuova del Mose, con 4 pontoni ancorati, ma removibili. Boato e Di Tella, con Carlo Giacomini e Dino Verlato, sono stati ascoltati per un paio d'ore dal gruppo di lavoro diretto dall'architetto Bortolo Mainardi. «Hanno provato a metterci in difficoltà su elementi potenzialmente critici, ma abbiamo sempre saputo replicare», dice soddisfatto Boato. Oggi, alle 17.30 nella sala San Leonardo, il comitato No grandi navi presenterà il libro «Venezia, la laguna, il porto e il gigantismo navale».