La signora che abbelliva la Pirofregata Italia lascia il Museo navale e si trasferisce a La Fabbrica. I lavori di ripristino potranno essere ammirati in diretta. Il direttore Scatena: "Crediamo nel patrimonio del museo spezzino". Cosa ci fa una polena vecchia di 150 anni in mezzo alla galleria di un centro commerciale? Semplice, va in restauro sotto gli occhi di tutti. Un po' di creatività, un po' di coraggio e una legge che apre scenari inusuali per i beni culturali ed ecco che il centro La Fabbrica di Santo Stefano Magra, il Museo tecnico navale della Spezia e la Soprintendenza per i beni culturali portano un gioiello dell'arte marinaresca per undici mesi sotto le mani sapienti di una professionista in un luogo oggi insolito, ma che forse in futuro sarà considerato meno singolare. "Alcune cose belle nascono per caso, questa volta è stato proprio così - dice Settimo Scatena, direttore de La Fabbrica - L'idea di impegnare il centro commerciale in questa iniziativa è nata da una chiacchierata con il precedente direttore del Museo navale, Alessandro Camaiora, che ci ha parlato di questa opportunità che si poteva aprire con la Legge Franceschini. L'abbiamo ritenuta una cosa interessante e dopo aver affrontato la burocrazia eccoci qua pronti a partire". Un metro e settanta e diverse decine di chili di peso, la bella dama di legno che andrà dal "chirurgo estetico" è la polena della Pirofregata Italia e dell'Italia è una rappresentazione femminile. Uno dei pezzi forti del Museo navale spezzino che l'attuale direttore del museo, il capitano di vascello Silvano Benedetti, ha lasciato partire per undici mesi, il tempo necessario al restauro. "Per noi è un'attività importante - sottolinea l'ufficiale - perché non abbiamo fondi per la promozione, viviamo di passaparola. Avere questa visibilità in tutta la catena del gruppo di centri commerciali di cui fa parte La Fabbrica, è un'opportunità che accogliamo con soddisfazione. Anche la forma con cui si arriva al restauro del pezzo è molto interessante e speriamo apra la porta ad altre iniziative simili". La domanda di permuta al Ministero della difesa, una relazione sugli interventi da portare alla polena da parte dell'esperta e poi via al progetto arrivato da Roma. Che ha ricadute positive sul centro commerciale stesso che ottiene un trattamento fiscale di favore con una modalità che in altri Paesi esiste da decenni con ottimi risultati. Rimane, e non è poco, da svolgere la parte tecnica. "Dal punto di vista scultoreo le polene sono oggetti un po' primitivi perché erano fatti dagli stessi maestri d'ascia che costruivano la nave solitamente - illustra Daniela Frati, la restauratrice - Ma hanno caratteristiche uniche dovute alla navigazione che le rendono diverse da ogni altra scultura. E' un campo poco indagato e che quindi si presta molto alla ricerca". La ricerca della dottoressa Frati sarà soprattutto incentrata sul trovare e mettere in luce il colore originale dell'opera. "La sua storia è racchiusa negli strati di colore, uno sull'altro, che dall'Ottocento in poi si sono succeduti - spiega Frati - Strati che indagheremo con delle piccole incisioni con il bisturi. Quando avremo capito qual è il colore più antico a cui possiamo risalire, inizieremo a ripulirla dagli strati più recenti. Oltre alla tonalità, saranno portate alla luce anche le forme originarie, perché ogni nuova pitturazione porta inevitabilmente a far perdere la percezione dell'intaglio dell'autore". Di certo tre mani di una sorta di grigio chiaro vennero date nel 1928 quando fu portata dentro al museo per la prima volta; nel 1958 poi un'altra rinfrescata con una tonalità più sul rosato. Spariranno quasi certamente. "Le polene militari di solito venivano fatte color bronzo o marmo: moltissime sono verde scuro o di un verde bronzato ottenuto grazie a una patina metallica - dice la restauratrice - Potrebbe essere questo il colore che troveremo anche per la polena dell'Italia. Ma lo sapremo solo tra qualche settimana quando avremo indagato più a fondo. I primi saggi ci dicono che gli strati di colorazione sono almeno dodici". Nella galleria del centro commerciale è stato creato un laboratorio apposito, con tutti gli strumenti del caso e tutti i sistemi di sicurezza (allarmi, telecamere, rilevatori volumetrici e sensori) implementati per l'occasione. "Il Museo tecnico navale ha un patrimonio immenso, merita di essere conosciuto di più e utilizzato di più - conclude Scatena - Crediamo che anche questo contributo possa essere un obiettivo non secondario di questa operazione. Prossimamente attiveremo iniziative di fund raising affinché non sia l'unica polena a essere restaurata con queste modalità. Vorremmo diventasse una prassi".