Tutti i cittadini, grazie alla tecnologia, avranno la possibilità di fornire informazioni sui reperti e segnalare oggetti sospetti confrontandoli con i bollettini opere rubate messi a disposizione dai militari dell'Arma. Il software per smartphone e tablet sarà in collegamento costante con il ricco database di Tutela Patrimonio Culturale gestito dalle Forze dell'Ordine. Da oggi tutti i cittadini, grazie alla tecnologia e all'innovazione, saranno in grado di supportare il lavoro dei militari dell'Arma dei Carabinieri in tema di opere d'arte. Grazie ad una sofisticata applicazione collegata in real time con il database del nucleo operativo di Tutela Patrimonio Culturale, infatti, sarà possibile fornire il proprio contributo nella ricerca e nel recupero di cimeli artistici trafugati. In questo modo i Carabinieri, attraverso iTPC, questo il nome dell'applicazione, potranno contare su una rete capillare di occhi capaci di intercettare e fotografare gli oggetti sospetti, da confrontare con i bollettini periodici sulle opere rubate messi a disposizione all'interno dell'app. iTPC Carabinieri, ricche schede dettagliate per ritrovare le opere Da oltre 50 anni il nucleo Tutela Patrimonio Culturale è costantemente impegnato in una profonda azione di contrasto nei confronti dei trafficanti e dei commercianti d'arte che speculano sulle opere, trafugandole dai luoghi di proprietà e custodia. Questa intensa attività sul territorio ha permesso di dare vita ad un ricco database, unico al mondo e già selezionato dall'Interpol come base per lo sviluppo di un sistema mondiale di tutela artistica, che ora diventa smart con l'obiettivo di ottenere risultati difficilmente pensabili fino a qualche tempo fa senza l'aiuto dei cittadini. Basti pensare ai migliaia di turisti che visitano un museo, in Italia o all'estero, o che partecipano ad una mostra: con iTPC ogni situazione sospetta potrà essere fotografata e confrontata in tempo reale con le schede dettagliate, corredate da immagini, che compaiono nei bollettini dell'Arma. I numeri di un fenomeno preoccupante L'impegno dei Carabinieri e del nucleo TPC ha già permesso di riportare all'interno dei nostri confini oltre 5.000 reperti archeologici, ma come sottolineato dalle parole di Maurizio Fiorilli, avvocato generale dell'Avvocatura di Stato, resta ancora molto da fare. Con lo sviluppo dell'applicazione iTPC, fortemente voluta dall'Arma, i numeri potranno essere moltiplicati rapidamente, grazie al senso civico dei cittadini che, sfruttando il loro intuito, avranno l'opportunità di inviare informazioni fondamentali sia per recuperare i piccoli reperti che quelli di grande valore. Si stima, infatti, che in giro per il mondo siano circa cinque i milioni di pezzi trafugati nel corso dei decenni che attendono di essere riportati nel Bel Paese.