Scontro sulla proprietà, nuova lettera della soprintendente a Palazzo Barbieri VERONA. Non sembra essere stata gradita la dichiarazione rilasciata ieri dal Comune e rivolta alla Soprintendenza in merito alla proprietà degli Scavi Scaligeri.Il chiarimento continua a livello diretto tra la soprintendente ai Beni Archeologici Simonetta Bonomi e il direttore generale del Comune Marco Mastroianni. «Gli Scavi non possono e non devono essere chiusi», dichiara il presidente della commissione Cultura della prima circoscrizione Luciano Zampieri, della Lista Tosi. VERONA. Non sembra essere stata gradita la dichiarazione rilasciata ieri dal Comune e rivolta alla Soprintendenza in merito alla proprietà degli Scavi Scaligeri. Ma il chiarimento di una situazione che sembra piuttosto intricata continua ora a livello diretto tra la soprintendente ai Beni Archeologici Simonetta Bonomi e il direttore generale del Comune Marco Mastroianni. «Di certo c'è che gli Scavi non possono e non devono essere chiusi dichiara il presidente della Commissione Cultura della Prima Circoscrizione Luciano Zampieri, della Lista Tosi -: sarebbe un danno troppo grosso, sia in relazione alla conservazione dei reperti archeologici che in relazione alla vita stessa del centro espositivo, frutto del connubio tra i reperti e le mostre di fotografia. Sarebbe troppo difficile ripartire da zero». La dichiarazione di ieri del Comune, che si concludeva con un invito nemmeno tanto velato alla Soprintendenza a partecipare alle spese, era firmata dal dg Mastroianni e arrivava in risposta alle perplessità espresse da Simonetta Bonomi al Corriere di Verona : a una richiesta di chiarimenti su chi avrebbe fatto la manutenzione degli Scavi durante l'annunciato periodo di chiusura in concomitanza con l'imminente cantiere di restauro di Palazzo del Capitanio, acquistato dalla Fondazione Cariverona, Mastroianni aveva risposto che ci si rivolgesse «ai nuovi proprietari». Nessun «nuovo proprietario», aveva risposto Bonomi, gli Scavi erano e sono del Comune che ne deve garantire il decoro e la fruizione, così come spiegato dall'art. 102 del codice dei Beni Culturali. Situazione molto complessa quella degli Scavi che sono uno spazio ibrido, di proprietà si del Comune, ma dove però i reperti che ricoprono gran parte della superficie, come ha rimarcato il Comune nella sua dichiarazione di ieri e come sa benissimo anche la Soprintendenza, sono di proprietà dello Stato. Quando nel '96 si inaugurò il Centro di Fotografia era sindaco Michela Sironi che spiega: «Gli Scavi erano in abbandono e degrado, la nostra amministrazione volle fortemente che si aprisse il Centro e gli "occhi" sulla strada da cui i reperti si vedono. Un abbinamento tra moderno e antico che riportò gli Scavi in vita e in contatto con il grande pubblico. Chi se ne dovrebbe occupare ora se non il Comune?». In effetti la loro manutenzione è sempre stata affidata al Comune e i proventi, provenienti dagli ingressi alle mostre organizzate dal Centro di Fotografia, il cui successo è legato anche alla location, sono sempre andati nelle tasche del Comune, così come le spese di sostenimento del Centro. Spese che il sindaco Flavio Tosi aveva dichiarato essere alte, dichiarazione che aveva fatto temere la chiusura definitiva, smentita poi da Antonia Pavesi, consigliera delegata alla Cultura. Di qui la manifestazione scaviaperti che ha raccolto migliaia di firme per scongiurare la chiusura degli Scavi, temporanea o definitiva che sia, e che si prepara a inasprire la battaglia per il 10 maggio. «È incredibile dichiara ancora Zampieri che l'Amministrazione si muova solo in risposta ai cittadini che sollevano il problema. La cosa andava pensata prima, indipendentemente da chi e in quale percentuale sia il proprietario. Il Comune non può rispondere come se la cosa non lo riguardasse». Sul caso interviene anche l'architetto Libero Cecchini autore del restauro degli Scavi che furono finanziati dal ministero: «Non capisco perché si debbano chiudere gli Scavi durante il cantiere a Palazzo del Capitanio per questioni di sicurezza: mi sembra che si potrebbe procedere per stralci, magari lavorando sul lato di via Dante durante l'estate per consentire la continuità dell'attività del centro». Non entra Cecchini nel merito delle questioni su chi sia il proprietario e chi debba accollarsi la manutenzione, ma ricorda che all'epoca «la Soprintendenza propose di collocare qui i suoi uffici, mentre il Comune rifiutò e volle a tutti i costi tenere gli Scavi e aprire il Centro di Fotografia. È ovvio che ora, se vuole mantenere intatto questo tesoro, il Comune deve garantire almeno l'accensione della climatizzazione. E non si può pensare di chiudere un cortile che è una delle attrazioni principali della città».