Dodici sezioni, oltre 500 reperti provenienti da tutto il nord Italia, una superficie espositiva di 1.500 metri a Santa Giulia: sono i numeri della mostra archeologica nazionale «Roma e le genti del Po» che aprirà l'8 maggio a Brescia e rimarrà aperta durante tutto il periodo dell'Expo e fino al 17 gennaio. La presentazione ieri a Milano. MILANO. Dove colpì il manipolo, ricucì il diritto. Dove non potè la spada conquistò la legge. Al lungo e articolato processo di assimilazione alla cultura romana, di cui furono protagonisti i popoli della pianura padana tra III e I secolo avanti Cristo, è dedicata la mostra che esporrà a Santa Giulia oltre 500 reperti archeologici, concessi da decine di musei ed istituzioni dell'Italia settentrionale. «Brixia Roma e le genti del Po» (dal 9 maggio al 17 gennaio 2016), presentata ieri a Milano, si propone come uno degli appuntamenti culturali più importanti in Lombardia in occasione di Expo. Se Milano avrà Giotto e Leonardo, Brescia risponde con Annibale e Catullo. Millecinquecento metri quadrati di esposizione per raccontare di Insubri e Cenomani, di Liguri e di Veneti, delle civiltà che avevano già incontrato (come gli Etruschi) e quella che in quegli anni gli veniva incontro a mano armata: i Romani. Una storia di scontri, ma anche di incontri di civiltà, di dominio violento e di integrazione profonda. Dalla battaglia del Sentino del 295 a.C., in cui i Romani si aprono la strada alla valle padana, fino al 49 a.C. con la concessione della cittadinanza della Lex Roscia. Una storia di trasformazione di un grande territorio di cui ancora oggi si leggono i segni culturali e materiali (le strade consolari, le bonifiche, la centuriazione). Tre secoli che la recente storiografia ha imparato a vedere in un'ottica organica, fatta di confronti, guerre e relazioni e non più studiando settorialmente le diverse genti, come se l'evoluzione della valle del Po avesse seguito un diverso fuso temporale. «La storia della pianura padana in questi secoli ha spiegato ieri Luigi Malnati, curatore della mostra insieme a Filli Rossi è stata vagliata dagli studiosi di protostoria da un lato, analizzando le genti in base alle cronologie dei celti francesi, e dai classicisti dall'altro che parametravano la presenza romana nella Cisalpina con le datazioni del centro Italia. La mostra sovverte completamente questa impostazione, uscendo dallo schema tradizionale dello scontro tra Roma e le popolazioni locali considerate semibarbare». Una esposizione monumentale, che ha visto per tre anni lavorare insieme le sovrintendenze archeologiche di Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Toscana e Veneto a fianco delle università di Bologna, Milano, Padova, Venezia, oltre a un lungo elenco di musei civici. «Ma questa mostra ha trovato realizzazione solo grazie all'incontro con Brescia, ha precisato Malnati il luogo giusto per raccontare la nascita di questo nuovo modello sociale. Una grande occasione di ricerca». Ma anche occasione di« lanciare Brescia come una delle capitali dell'archeologia romana- ha rilanciato il sindaco Emilio Del Bono Il modo migliore per mettere in luce il recupero progressivo dell'area archeologica, dal Capitolium, al teatro alle domus e al tempio repubblicano». «Il percorso che Brescia ha compiuto per essere scelta dal ministero come sede di questa grande mostra ha commentato il vicesindaco e assessore alla cultura Laura Castelletti è il frutto di trent'anni di strategia e di investimenti». «Si parte dal resto d'Italia per arrivare a Brescia ha spiegato Filli Rossi dove l'intera area archeologica rappresenta la realizzazione più evidente della romanizzazione». L'evento è promosso dalla Regione Lombardia («una delle due mostre su cui ha puntato la Regione ha spiegato l'assessore Cristina Cappellini insieme a «Mito e fascino d'Italia» a Villa Reale a Monza»), Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, con il sostegno di Fondazione Cariplo. Ma a fare la magna pars è il Mibact «orgoglioso dell'apporto scientifico dato al progetto ha rivendicato il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni In questa mostra si parla di integrazione e oggi è importante farlo». «Daremo nuove letture anche alle altre aree archeologiche d'Italia assicura il sovraintendente della Lombardia Filippo Maria Gambari : la sfrutteremo per approfondire il tema negli anni a seguire». E già si pensa al sequel: sarà «Augusto e le alpi».
Brixia si prepara a riscoprire l'anima romana
Il processo di assimilazione della cultura romana nel nord Italia tra III e I secolo a.C. è stato oggetto di una mostra archeologica nazionale a Brescia, che esporrà oltre 500 reperti provenienti da decine di musei e istituzioni dell'Italia settentrionale. La mostra, intitolata "Brixia Roma e le genti del Po", si propone come uno degli appuntamenti culturali più importanti in Lombardia in occasione di Expo. La mostra racconta la storia di scontri e incontri di civiltà, di dominio violento e di integrazione profonda, dalla battaglia del Sentino del 295 a.C. alla concessione della cittadinanza della Lex Roscia nel 49 a.C.
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