Ci siamo. Sapevamo tutti che questo aprile avrebbe visto il rush finale della Milano culturale, che avrebbe preparato durante il mese le sue cartucce migliori, per giungere in grande spolvero al fatidico Primo maggio, giorno di inaugurazione di Expo. Da anni i maggiori operatori culturali della città promettevano un semestre da ricordare, con iniziative di ampiezza e portata mai viste, da renderci, per sei mesi, uno dei posti da visitare obbligatoriamente, anche al di là di quello che si svolge a Rho-Pero. Ci credevano in molti, io fra questi e tuttavia magari restava un fondo di scetticismo: nel Paese dei grandi annunci, non c'era il rischio di un'amara sorpresa, come quando si conosce finalmente una persona che tutti hanno descritto come arcisimpatica, e a noi sembra appena appena nella norma? Timori infondati: siamo al traguardo, le iniziative sono davvero in linea con le promesse. La Triennale made in Celant, scintillante come la fontana di De Chirico, finalmente restituita a colori che brillano sotto il sole; la mostra di Leonardo a Palazzo Reale, in apertura la settimana prossima a cura di Skira, che di questa fase culturale cittadina è promotrice fondamentale e intelligente; la stagione della Scala, il Piccolo che fa il record di spettatori; la Pietà Rondanini nella sua nuova sede: è come se arti e artisti si fossero dati appuntamento qui ed ora. In fondo, non è una sorpresa; da molto tempo la Milano culturale ha una vivacità al di fuori della norma, che tira fuori in più di un'occasione (le code per la cultura sono ormai così normali che quasi non se ne parla più) e solo i critici a tutti i costi si ostinano a negare. E, tra i motivi di soddisfazione, c'è anche la ragionevole certezza che di fronte alle cose fatte e inaugurate si perderanno per strada le polemicuzze del Non ce la farete mai , del Perché avete pagato il tale così tanto ?, spesso poi riassumibili nel malinconico Perché lui sì e io no? , che ci hanno accompagnato per mesi. Basta, per carità: la Milano del semestre che verrà sarà davvero quella del fuori Expo, con le grandi mostre a trascinare il gruppone delle 17 mila (!!) iniziative inserite nel cartellone di Expo in Città da qui a fine ottobre. Se ne godrà solo una minima parte, ma sarà senz'altro un bel vedere. Con un vivo auspicio per il 2016 che verrà: che da ognuna di queste iniziative ne germogli un'altra, e un'altra, e un'altra, per una città più colta e più godibile, che non debba mai rimpiangere un semestre irripetibile, ma ricordarlo come il motore di un processo in corso.