Un laboratorio-cantiere aperto al pubblico, tre capolavori da ammirare e un finanziatore d'eccezione: l'archistar Peter Marino. Sono questi gli elementi di un intervento di restauro sorprendente per una storia tutta da raccontare. Nel cosiddetto «Liagò», che in dialetto veneziano significa veranda o terrazzo chiuso da vetrate, ambiente al primo piano di Palazzo Ducale destinato a ritrovo per i patrizi nelle pause delle sedute del Maggior Consiglio, giacciono tre «malati eccellenti». Si tratta delle imponenti sculture di «Adamo», «Eva» e «Marte», scolpite dal veronese Antonio Rizzo, tra i massimi scultori attivi a Venezia della seconda metà del Quattrocento. Le opere, concepite per decorare le facciate dell'Arco Foscari nel cortile del palazzo, realizzate tra il 1470 e il 1472 in marmo bianco di Carrara, già all'inizio del '900 versavano in un pessimo stato di conservazione a causa dell'erosione provocata dagli agenti atmosferici e proprio per questo furono spostate all'interno di Palazzo Ducale e al loro posto installate delle copie in bronzo. In soccorso delle magnifiche statue si è mossa l'organizzazione no-profit con sedi a Venezia e New York Venetian Heritage, che grazie al mecenatismo di Peter Marino (membro della Fondazione Venetian Heritage) promuove il progetto «Cantiere Aperto», che rientra nel Programma congiunto Unesco-Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia e nasce dalla collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e il supporto tecnico-scientifico della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per Venezia e Laguna. Marino - l'architetto che ha rivoluzionato il concetto delle boutique del lusso (tra i suoi clienti Louis Vuitton, Chanel, Dior, Fendi) e ha rinnovato con fantastiche invenzioni le abitazioni di ricchi e famosi (da Warhol ad Agnelli) - ha donato 225.000 euro per l'esecuzione del restauro: «Volevo finanziare un restauro a Venezia - ha raccontato ieri alla presentazione del progetto Peter Marino, dall'inconfondibile aggressivo total look in pelle nera e mi sono informato se ci fossero delle sculture bisognose di interventi. Questo è un "lavoro di cuore"». Non è una scelta a caso quella dell'architetto, uomo coltissimo, che da giovane voleva fare proprio lo scultore («mio padre ingegnere non me lo permise») e che possiede una finissima collezione di sculture e bronzetti dal 500 al 700, esposta nel 2010 in una mostra alla Wallace Collection di Londra. Vicine ai due metri e venti di altezza, di vibrante realismo e potenza espressiva, le tre sculture rinascimentali di Rizzo (che nell'ispirazione ha subito influenze del Pollaiolo, di Antonello da Messina e Dürer) sono completamente annerite, hanno diverse scheggiature e parti mancanti. Il loro ultimo restauro risale alla fine degli anni '20 del secolo scorso. Le tecniche di allora, paradossalmente, hanno accentuato alcuni danneggiamenti. Come ad esempio «l'innesto di parti in ferro all'interno delle sculture - ha spiegato il direttore dell'ufficio veneziano di Venetian Heritage Toto Bergamo Rossi - , che il futuro restauro rimuoverà. O alcune fessure che vennero allora stuccate con un materiale parzialmente organico che ha generato muffe». Il nuovo intervento, che partirà con le preliminari indagini diagnostiche, durerà almeno due anni. Sarà questo il primo cantiere aperto work in progress a Venezia, con i visitatori di Palazzo Ducale che potranno osservare il laboratorio di restauro mentre si recheranno nella Sala del Maggior Consiglio. Venetian Heritage ha inoltre annunciato che sta per iniziare pure il restauro della statua equestre di Niccolò Orsini custodita nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, grazie alla generosità dei discendenti della famiglia Orsini.