Allarme a Lurano, dove si trova l'archivio storico nazionale dei restauratori, che raccoglie 20 mila dossier. La struttura è senza fondi e rischia la chiusura. Da tre anni il ministero non eroga fondi e l'Archivio storico nazionale dei restauratori italiani con sede a Lurano nel castello dei conti Secco Suardo rischia di chiudere. Una lenta eutanasia per un istituto che è un unicum in Italia ed è un punto di riferimento importantissimo per gli studiosi della storia dell'arte e chiunque lavori nella conservazione di quel patrimonio culturale. Di fronte al pericolo che le conoscenze raccolte possano disperdersi il mondo accademico e dei restauratori si è mobilitato per chiedere l'intervento del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. È stata lanciata una petizione da un comitato formato dai più importanti studiosi italiani del settore: vi figurano tra gli altri Giorgio Bonsanti, Silvia Cecchini, Marisa Dalai Emiliani, Michela Di Macco, Maria Beatrice Failla, Gianfranco Micheli, Mauro Natale, Pietro Petraroia, Chiara Piva, Regina Poso, Orietta Rossi Pinelli e Gianluigi Colalucci restauratore della Cappella Sistina. Un appello che ha già raccolto 650 firme fra le quali spiccano in particolare quelle del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, del sovrintendente dell'Opificio delle Pietre Dure, Marco Ciatti e del direttore del Museo diocesano di Milano, Paolo Biscottini , chiede un sostegno economico per l'archivio di Lurano. Il progetto dell'archivio nasce nel 1995, al termine di una tre giorni di studi tenutasi a Bergamo ed è sempre stato portato avanti dall'Associazione Giovanni Secco Suardo che per questo ha una convenzione con il ministero dei Beni culturali. A presiedere l'associazione c'è il conte Lanfranco Secco Suardo che continua lo studio del restauro inventato dal suo antenato nell'800. Fu proprio Giovanni Secco Suardo in un'epoca in cui l'attività di conservazione era per lo più dilettantesca a dare metodo, a portare sistematizzazione e rigore scientifico. Un lavoro pioneristico che trovò sintesi e gli diede gloria nel manuale del restauro pubblicato nel 1864. Una storia che oggi l'Archivio storico nazionale continua. «In 20 anni abbiamo raccolto decine di archivi privati di restauratori spiega il conte Lanfranco e abbiamo promosso ricerche in archivi pubblici con 37 campagne cui hanno preso parte 14 atenei». Un lavoro che trova compimento in una banca dati online in cui sono presenti 20mila dossier di restauri. «Le grandi mostre sono importanti conclude il conte Secco Suardo , ma da sole non bastano a preservare la memoria di questo Paese. La salvaguardia della documentazione relativa all'attività dei restauratori e alla storia conservativa del patrimonio culturale è un'esigenza assoluta, non solo per una più piena comprensione della storia dell'arte e della storia della cultura a tutti i livelli, ma anche per permettere una più adeguata conservazione in vista della trasmissione al futuro».