Il lavoro nei musei, i disegni sparsi per la città: «Chiunque può prenderli e condividerli» Via dei Rustici, traversa di via de' Neri: il flusso dei turisti passa poco distante da qui. A Firenze, si sa, basta svoltare in qualche stradina poco commerciale o poco «gastronomica» per passare improvvisamente dal caos al silenzio. Dal muro ingrigito di un palazzo, accanto a un portone, fa capolino un disegno che è impossibile non notare, se non altro per via dei suoi colori. Lilla, viola, giallo, marroncino: dominano il cartoncino e tracciano, con effetto acquerellato, il profilo di un albero in fiore. Il disegno è attaccato al muro con scotch arcobaleno. Su una manina, anche questa adesiva, c'è scritto «take me», «prendimi». Sembra di rivedere una scena di Alice nel Paese delle Meraviglie : è uno scherzo? È gratis davvero? No, non è uno scherzo e sì, è gratis davvero. E sul retro del disegno, in inglese, c'è scritto cosa fare dopo essersi accaparrati l'opera. Fare una foto, condividerla sul profilo Instagram o Facebook «Ttapp», e magari mandare anche un feedback via mail a colei che porta avanti, con molta discrezione, il «The Take Away Art Project». «La fruizione dell'arte oggi è troppo mediata dalla burocrazia, dalle istituzioni e dalle nozioni. Certamente va anche capita, ma prima di tutto va sentita. La spontaneità e l'emozione si sono un po' perse per strada, a favore di un approccio intellettualistico e macchinoso. Ecco il perché del mio progetto, il messaggio è questo: per i miei disegni non ci sono intermediari, non ci sono nozioni da apprendere, non c'è nulla da pagare. Se ciò che vedi ti emoziona, bene, è tuo». Non è in cerca di popolarità e non ci mette la faccia, tant'è che ci tiene a mantenere l'anonimato. Fa tutto da sola. È fiorentina e vive d'arte: impiegata in due importanti musei della città, a fine giornata smette i panni della storica e indossa quelli della pittrice. Accende la tv e dà vita a volti femminili, alberi, creature fantastiche: «Lo faccio da quando ero bambina. Mi mettevo davanti al televisore con fogli e colori e reinterpretavo i cartoni trasformandoli nei miei disegni». L'abitudine della tv è rimasta però «l'importante è stare comoda» ma l'immaginazione attinge a ben altro. «Non dipingo mai dal vero. I soggetti sono sempre visioni che mi arrivano dal mio mondo emotivo e fantastico». Crea e poi attacca «quasi tutti i disegni. Alcuni realizzo che sono troppo intimi o li voglio tenere per me, perciò li conservo. Ma non li considero figli come faceva Michelangelo, me ne separo serenamente, non ho nessuna mania. Condividere questa parte di me, la passione per il disegno, è l'altro aspetto che mi piace del progetto. E poi, avendo l'horror vacui, ho le pareti di casa già piene di disegni, non c'entra più niente». Cerca di non farsi notare e, armata di scotch, fa le sue incursioni artistiche: «Da storica e amante dell'arte non tollero chi deturpa palazzi storici e monumenti con scritte e tag. Io amo l'arte di strada, il mio progetto ne è parte ed è nato proprio dalle suggestioni ricevute un paio d'anni fa durante una vacanza a Monaco. Un conto però è l'arte, altro è l'inciviltà». Il suo scotch non rovina e non lascia segni, né sui muri né sui fogli. Le tracce che rimangono delle sue creazioni sono le foto e i complimenti che riceve sui suoi profili virtuali. C'è chi si diverte a «scovarla» tra un angolo e l'altro della città, chi ci rimane male se per un certo tempo non avvista i suoi getti di inchiostro colorato: «Creo se sono ispirata, non pianifico nulla. Devo sentirmi sempre libera e mai forzata. In certi periodi sono prolificissima, in altri mi chiudo e non attacco nulla». Prima di separarsi dai suoi disegni li fotografa. Nell'inquadratura fa entrare i marmi di Santa Maria del Fiore, i muretti sui Lungarni, Ponte Vecchio, le facciate delle palazzine su cui li affigge. Perché «li considero in interazione e dialogo con la città, parti vive, non a sé stanti. E mentre immortalo loro, mi soffermo sulla bellezza di ciò che gli sta intorno. Troppo spesso si dà per scontata la bellezza di Firenze». Dopo lo stravolgimento ironico della segnaletica stradale di Clet e i tazebao del Movimento per l'Emancipazione della Poesia, c'è un'altra «caccia al tesoro». Stavolta a portar via.