Roversi Monaco: domeniche gratis? Il ministro fa bene a parlarne L'arte delle file. Quelle còlte, pazienti e ordinate che si ammirano fuori dai palazzi che ospitano le mostre. In primis il riscoperto Albergati e in seconda battuta l'ormai noto Fava. La Pasqua ha riconfermato il successo delle due esposizioni (private) più in vista della città: Escher in Saragozza e la «longhiana» da Cimabue a Morandi in via Manzoni. È ormai familiare vedere centinaia di persone sul marciapiede, e magari sotto la pioggia, in attesa di scoprire la mostra curata da Arthemisia; o, invece, sotto il portico davanti all'Oratorio di San Filippo Neri per stupirsi di fronte alle 180 opere di Felsina Pittrice allestita da Genus Bononiae. Un successo tira l'altro, come le ciliegie. E tanti appassionati fanno «la doppia»: prima là e poi qua. E successivamente, perché no, in Pinacoteca (orari permettendo) o al Mambo per il contemporaneo. Anche Bologna, con la sua centralità logistica, pare avere un ombelico artistico che richiama e soddisfa il grande pubblico. Non a caso l'obbiettivo delle due esposizioni è ambizioso: 100 mila visitatori. Entrambe sono sulla buona strada. Prima delle vacanze pasquali, in tre settimane di apertura, Escher era stato visitato da 21.742 persone. A queste vanno aggiunti i numeri degli ultimi giorni: 2.100 venerdì, 2.300 sabato, 2.200 domenica e poi quelli di ieri, altrettanti se non di più (media giornaliera: 1.000 e qualcosa). Dalle 10 alle 19 le persone incolonnate ieri arrivavano all'incrocio con via Malpertuso. Persone senza prenotazione. Quelle, che garantiscono ingresso veloce, funzionano molto con le scuole e durante la settimana. Chi è in fila però non si lamenta: chiacchiera, telefona, scatta selfie, fuma, legge, va in qualche bar vicino a rifocillarsi. «Arrivo da Roma dove avevo perso la mostra. Sì c'è un po' da aspettare, ma sono in compagnia. Nessun disturbo, anche perché sono qui da tre giorni e ho conosciuto una città davvero ben organizzata, pulita, efficiente, mica come da noi», dice una signora. «Io studio a Bologna e mio cugino è venuto da Pisa. La fila non è un problema, casomai il biglietto per gli studenti è un po' troppo caro». «Oggi è lunedì e avete uno sconto (8 euro invece di 13, prezzo di tutta la settimana)», dice uno degli steward che ogni tanto esce in strada per informare il pubblico sui tempi di attesa, «più o meno un'ora e mezzo». I visitatori non fanno una piega e (ieri) si godevano il sole. Una famiglia con bambino arriva da Arezzo. «Ci piace l'artista. La fila? Ci siamo arrabbiati di più sull'A1, Dopo facciamo un giro in centro e torniamo a casa». Altri visitatori da Ancona, Ferrara, Parma; poi i bolognesi. «Hanno funzionato le affissioni dei manifesti in regione», dice Adele della Sala di Arthemisia. Insomma, non c'è solo il digitale (sui social è stato postato tantissimo materiale). Sorrisi anche a Palazzo Fava. Numeri interessanti: si viaggia felici sui 1400 (nel weekend). Pubblico simile, appena più attempato. Audio guida molto utilizzate (ma da Escher c'è anche quella dedicata ai bambini, imperdibile). Affollamento come la domenica nei musei pubblici (gratuiti). Tanto che il ministro Franceschini auspica un allargamento anche alle mostre private. «Forse in un mondo ideale», dicono ad Arthemisia, che di mostre vivono. Possibilista Fabio Roversi Monaco, regista della mostra di Palazzo Fava, dove anche le istituzioni pubbliche sono coinvolte: «Ha fatto bene a porre la questione. Le decisioni vanno assunte in un contesto che deve tenere conto di una complessità di fattori». Porta aperta, parliamone.