Mancano ancora tre passaggi formali, ma l'intesa sullo spacchettamento del Parco Nazionale dello Stelvio è ormai raggiunta, con buona pace dei paesi camuni (Vione, Vezza d'Oglio, Temù e Ponte di Legno) che si ritroveranno senza risorse. L'ente che dal 1935 tutela 130 mila ettari di territorio verrà quindi «provincializzato». Mancano ancora tre passaggi formali, ma l'intesa sullo spacchettamento del Parco Nazionale dello Stelvio è ormai raggiunta, con buona pace dei quattro paesi camuni (Vione, Vezza d'Oglio, Temù e Ponte di Legno) che si ritroveranno senza risorse, e di quei quasi cinquantamila firmatari che, grazie alla piattaforma www.change.org, chiedono il mantenimento dello status di parco nazionale. L'ente che dal 1935 tutela unitariamente oltre 130 mila ettari di territorio a cavallo fra la nostra provincia e quelle di Sondrio, Trento e Bolzano (45 in Lombardia, 55 in Trentino Alto Adige) verrà quindi «provincializzato». La sua gestione passerà sotto il controllo della Regione Lombardia, della Provincia di Trento e di quella di Bolzano, ciascuna competente sul proprio territorio: il Dipartimento degli affari regionali a Roma ha dato il via libera all'intesa raggiunta all'interno della «Commissione dei 12» (un organismo per l'attuazione dell'autonomia del Trentino Alto Adige) a cui dal 2013, quando si parla del parco dello Stelvio, partecipa anche un rappresentante della Regione Lombardia. L'accordo sancisce in sostanza la soppressione del Consorzio del Parco nazionale dello Stelvio, sorto nel 1993, e la nascita di un «Comitato di coordinamento ed indirizzo» composto da nove persone: tre rappresentanti dei comuni, uno del Ministero dell'ambiente, uno della regione Lombardia, uno della provincia di Trento e uno della Provincia di Bolzano, e ancora un rappresentante delle associazioni ambientaliste, un referente dell'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (non è previsto nessun gettone di presenza). Tale comitato dovrà garantire la guida politica unitaria del parco, ma la gestione operativa sarà suddivisa fra i tre enti locali. Il Ministero dell'ambiente si riserverà invece un parere vincolante su piano e regolamento. I passaggi che ancora mancano chiamano in causa altre due volte Roma e una volta Milano: l'adozione del decreto legislativo da parte del Governo e la successiva emanazione da parte del presidente della Repubblica; e l'approvazione di un' apposita legge regionale da parte del Pirellone. Undici associazioni ambientaliste, fra cui il Wwf e Legambiente, ma anche il Fai e il Touring Club Italiano, sperando ancora di trovare un varco dentro cui infilarsi per scardinare l'intesa: hanno scritto una lettera al presidente del consiglio Matteo Renzi segnalando che lo Stelvio verrà estromesso dalla famiglia europea dei parchi nazionali e che con la «provincializzazione» della sua gestione l'Italia infrange la Convenzione delle Alpi. «Un massiccio montuoso scrivono non può essere separato nelle sue componenti amministrative, e anzi in tutto l'arco alpino la vera sfida è quella di riuscire a governare in modo unitario un patrimonio di natura, paesaggio e cultura». Proprio quello che faticosamente stanno cercando di fare i sindaci del Sebino, con i comuni della sponda bresciana e bergamasca al lavoro per una promozione unitaria in ambito turistico. In alta valle invece i comuni di Vione, Vezza d'Oglio, Temù e Ponte di Legno sono stati esclusi dal tavolo delle trattative e si sono visti imporre dall'alto la nuova governance del parco. Se i trentini e gli altoatesini vedono riconosciute in pieno le proprie rivendicazioni autonomiste e sono convinti di poter gestire meglio il loro 55 di territorio potendo contare sulle proprie finanze, i camuni devono fare i conti con i tagli del Governo e del Pirellone e parlano già di «centralismo milanese». Rimane anche il problema dei lavoratori: al di là del confine in 37 saranno riassorbiti dalle due province, e al di qua che cosa succederà? Per fortuna sono meno di dieci, quasi tutti stagionali, ma per loro ad oggi non c'è alcuna certezza sul futuro.