Si era molto polemizzato per i 700 mila euro (si diceva) stanziati per Germano Celant e gli altri organizzatori della mostra «Arts Foods». Ma a giudicare dalla vastità del lavoro svolto, che domani vedrà in anteprima il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, si può almeno dire che quella organizzata alla Triennale non è una mostra, ma è la mostra di Expo, quanto resterà nel ricordo e nei cataloghi. Migliaia di oggetti, provenienti da tutto il mondo, occupano l'intera Triennale, circa 9 mila metri, completamente riadattati e con nuova illuminazione, che resterà permanente. Gli oggetti sono sorprendenti e la loro ricerca non dev'essere stata affatto facile. A parte i quadri su cibo, cuochi e quanto sta intorno, sorprendente è l'allestimento di spazi del consumo di personaggi famosi (il luogo dove mangiava D'Annunzio al Vittoriale, per esempio), le cucine che hanno fatto epoca, i pezzi unici nei servizi di piatti e bicchieri ricostruiti anche i forme giganti, i prototipi di cucine futuribili costruiti durante l'età industriale E poi oggetti rari di arte pop e altri assai popolari, come i pupazzetti dei tempi di Carosello, gli Andy Warhol e i cuoci-vivande di Joe Colombo. E poi, di sorpresa, la balena di Frank O. Gehry, la casa di pane, la foresta dei frigoriferi, i salumi giganti di Gaetano Pesce. Insomma una specie di Paese dei balocchi o di foresta in piena luce dove dietro a ogni anglo c'è una sorpresa. Allestita da Italo Rota al fine di stupire e dialogare con i sensi dell'osservatore. Un luogo in cui perdersi ma anche riconoscere per i più adulti quanto nella propria infanzia appariva all'avanguardia e ora ha assunto la polvere del modernariato-antiquariato. Uno spettacolo di immagini e colori. Come i «Bagni misteriosi» di Giorgio De Chirico, tornati allo splendore originario grazie al restauro conservativo realizzato dalla Triennale con il contributo di Fondazione Cariplo e la collaborazione di Mapei (valore totale dell'operazione: 100 mila euro). L'opera, realizzata nel 1973 per i giardini del Palazzo dell'Arte (doveva essere provvisoria), è stata pulita e ridipinta in quattro mesi: ieri, appena scoperchiata, ha ipnotizzato passanti e runner . Per i colori vivaci, per i due bagnanti in pietra (una copia: in realtà gli originali sono al Museo del Novecento), per quella fontana enigmatica. «Un altro motivo di orgoglio per la nostra istituzione», sottolinea Claudio De Albertis, presidente della Triennale. «E un altro tassello in vista di Expo». E visto che l'opera ha già tre restauri all'attivo e inevitabilmente i colori acrilici sono destinati a sbiadire, Barbara Ferriani, coordinatore del laboratorio di restauro della Triennale e Silvana Annichiarico, direttore del Triennale design museum commentano: «Bisogna decidere se continuare a intervenire o lasciare che la pietra perda i toni accesi di oggi». Se ne discuterà durante un incontro pubblico nei prossimi mesi.