I due prestigiosi atenei insieme in una fondazione per la cultura Economia e beni culturali, binomio sempre più inscindibile. La Bocconi di Milano e la Normale di Pisa si ritrovano unite nella Fondazione Erga (Economia, ricerca e gestione per le arti e la cultura), con il fine di sviluppare, valorizzare e conservare il patrimonio e le industrie culturali. L'intesa è nata in seguito ad una serie di colloqui tra Salvatore Settis, direttore della Normale; Angelo Provasoli, Rettore della Bocconi; Paolo Fresco, presidente della Fondazione e del centro di ricerca Ask Bocconi, e Stefano Baia Curioni, direttore nell'Ateneo milanese della laurea in economia e management per le arti. Spiega quest'ultimo: «Erga è una nuova entità che ha lo scopo di integrare, al più alto livello qualitativo culture economico-gestionali e storico-artistiche. Per la Bocconi è importante acquisire delle competenze sia culturali che artistiche ed archeologiche e creare dei team di lavoro che abbiano ben presenti gli obiettivi. Ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d'onda e l'alleanza nasce dalla consapevolezza comune dei problemi che interessano il sistema italiano dei beni culturali e dei modi per contribuire al miglioramento». Tra i primi progetti affrontati dal tandem Bocconi-Normale c'è la musealizzazione delle navi romane emerse recentemente dagli scavi di San Rossore, per il quale la Fondazione Erga ha studiato un progetto di recupero: «Purtroppo - spiega Baia Curioni - con il cambio ai vertici del ministero delle Attività Culturali abbiamo subito una battuta di arresto, ma entro breve la situazione dovrebbe sbloccarsi e il museo prendere forma. In questo caso il team formato da economisti ed archeologi ha risolto il problema di fattibilità del museo». Non manca un tono di polemica nei confronti del sistema italiano: «Nel corso degli ultimi anni si sono evidenziate una serie di iniziative legislative e gestionali che hanno trascurato il carattere di sistema del patrimonio italiano sul territorio», spiega il direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis. «Tra gli avversari di un'armonica evoluzione del rapporto tra patrimonio culturale e sistema economico e sociale ci sono la carenza strutturale di risorse, lo smantellamento del sistema delle pubbliche amministrazioni e l'incoerenza dell'evoluzione degli assetti normativi. Dare un futuro coerente ed organico ad uno dei settori più strategici del sistema Paese, nel solco della tradizione delle politiche di tutela garantite dalla Costituzione, deve essere l'obiettivo primario per tutti noi. Erga potrà dare sicuramente il suo qualificato contributo». L'Associazione è finanziata dalla Bocconi, dalla Normale e dallo stesso Fresco: «E' un personaggio che ama l'arte - spiega Baia Curioni ed è convinto che il patrimonio culturale può diventare un fattore di sviluppo. L'Italia ha una grande tradizione sul piano della tutela e della valorizzazione, mentre sul piano dell'efficienza c'è molto da fare». L'ipotesi di cui parla di più è affidarlo ai privati: «II modello di gestione pubblico non è più sostenibile, bisogna trovarne un altro, ma non è facile. Ci vuole un travaso di competenze dall'economia ma non può essere fatto in modo indiscriminato. Bisogna comunque in qualche modo costruire un sapere nuovo che metta assieme le tradizioni umanistiche e le competenze economiche per un sistema che renda possibile un passaggio da una gestione completamente pubblica ad una in cui il privato giochi un ruolo rilevante».
Nasce fra la Bocconi e la Nomale di Pisa un sodalizio in nome dell'arte e della cultura
La Bocconi di Milano e la Normale di Pisa hanno fondato insieme la Fondazione Erga, con lo scopo di valorizzare e conservare il patrimonio culturale e le industrie culturali. L'intesa è nata da una serie di colloqui tra i dirigenti degli atenei e il presidente della Fondazione. La Fondazione Erga ha già affrontato un progetto di musealizzazione delle navi romane emerse dagli scavi di San Rossore, per il quale ha studiato un progetto di recupero. Tuttavia, il progetto è stato temporaneamente bloccato a causa del cambio ai vertici del ministero delle Attività Culturali.
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