A CHE punto è il restauro della Cappella della Sindone? La domanda è d'obbligo a poche settimane dall'Ostensione, anche perché è ormai certo che per tutto l'evento il cantiere si fermerà per motivi di sicurezza. E per la difficoltà ad accedervi, dato che l'ingresso è collocato nei Giardini Reali, non lontano dai gazebo per il transito dei pellegrini. Si apprende intanto che il capolavoro di Guarino Guarini, andato in fumo nell'aprile del 1997, dovrebbe essere restituito alla città, se non sopraggiungeranno ostacoli, alla fine del 2016. Allora sarà inserito nel Polo Reale, affidato per ora al segretario regionale per i beni culturali Benedetto Compagnoni. Vent'anni insomma per un intervento difficile e complesso, la cui conclusione è stata più volte annunciata, salvo poi successive smentite, legate a lungaggini burocratiche, ricorsi sulle gare d'appalto o difficoltà finanziarie. I soldi stanziati dal Ministero dopo il rogo, 50 miliardi di lire, quasi 26 milioni di euro, a un certo punto infatti non sono bastati più. Ora è certo che il prossimo, ultimo cantiere riguardante gli apparati decorativi interni - la gara d'appalto partirà si spera entro l'estate - sarà finanziato dalla Compagnia di San Paolo con 2,7 milioni. A fine 2014 si è concluso il consolidamento dell'edificio, che attraverso una struttura in acciaio - il cosiddetto "castello" - ha scongiurato il crollo dei muri, temuto da subito. Manca ancora però il collaudo, atteso anch'esso nei prossimi mesi. Prima c'era stato, per anni, il cosiddetto "cantiere della conoscenza", volto a comprendere le tecniche utilizzate da Guarini, che peraltro non ha lasciato disegni della cappella. Al 2005 risale la progettazione esecutiva del restauro, sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai Beni architettonici. Al 2007, a dieci anni dall'incendio, l'inizio dei lavori diretti dall'ingegner Paolo Napoli, che hanno portato al rinforzo della parte superiore, la più danneggiata, con la cupola a "cestello" realizzata sovrapponendo sei ordini di archi. Si sono consolidati gli archi di scarico dei costoloni e quelli in muratura dei finestroni e rifatte ex novo parte delle colonne in marmo, censendo più di 5mila "conci" in pietra e sostituendone 1550. E si è fatto ricorso alle cave di marmo nero di Frabosa, cui lo stesso Guarini aveva attinto: ma i risultati non sono stati quelli sperati. I materiali, in sufficienti (sono bastati però per ricostruire l'arco sghembo che si intravedeva all'ingresso in duomo) erano in parte fessurati. Un' ulteriore difficoltà, che ha allungato i tempi e portato a optare per altre cave di marmo, da quello nero delle Alpi Orobiche, intorno a Bergamo, al "bigio" delle Apuane. «Speravo di vedere la fine del recupero prima della fine del mio incarico, oggi sono contento perché la meta si avvicina, ho il cuore aperto a questo traguardo- aveva affermato l'arcivescovo Cesare Nosiglia durante la visita al cantiere nell'ottobre 2013 - La Sindone è uno dei tesori della città, infonde coraggio, invita alla perseveranza nel bene comune. Va circondata di tutte le attenzioni». Si era previsto allora di concludere il ripristino degli apparati decorativi nel 2015. Ma si era anche scoperto che mancavano all'appello più di 4 milioni: ora, con i contributi della Compagnia di San Paolo e la speranza di qualche altro aiuto, quel problema dovrebbe essere "quasi" risolto. Si entra dunque nella fase finale, che sarà comunque assai delicata, perché l'obiettivo è ambizioso: riportare la cappella a come era prima dell'incendio.