Ambientalisti emiliano romagnoli uniti contro moto, quad e fuoristrada sui sentieri dell'Appennino. Il 10 aprile si ritroveranno tutti in Regione, per chiedere agli amministratori di viale Aldo Moro di modificare o rendere più chiara la legge 14 del 2013 che, nella sua formulazione ambigua, apre di fatto la possibilità di accedere a strade e sentieri di collina e montagna ai mezzi motorizzati. Una legge che, a parere delle associazioni ambientaliste, da Legambiente al Cai, dal Wwf a Italia nostra, fino al Fondo ambientale italiano e alla Fiab (gli amici della bici), si presta a tutte le interpretazioni e per questo legittima i motori sui sentieri, mettendo a repentaglio anche l'assetto idrogeologico di montagne già in precario equiibrio. Inoltre, delega ai Comuni il potere di introdurre gli eventuali divieti a questi mezzi. Ciò, sempre stando agli ambientalisti, è un ulteriore via libera alle ruote tassellate, visto che il maggior numero di amanti di motociclette e fuoristrada sono proprio concentrati in Appennino, e mai un sindaco si metterà contro queste piccole lobby che rappresentano comunque un bacino elettorale cospicuo per comunità di poche migliaia di abitanti. Un pasticcio, se misurato con la regolamentazione vigente nelle regioni che ospitano il maggior numero di escursionisti, vale a dire quelle alpine. Né in Trentino, né in Valle d'Aosta e Piemonte è consentito l'uso dei sentieri ai mezzi a motore se non debitamente autorizzati. Valgono le regole di polizia forestale, che escludono l'accesso, se non a piedi, in bicicletta o con animali. Il tentativo di mediare con un tavolo per redigere un regolamento attuativo della legge non ha dato risultati, visto che si sono scontrate due opposte tendenze. Per i fuoristradisti, anche i sentieri sono equiparabili alla strada e per questo, se li si vuole interdire, occorre apporre un segnale specifico. In mancanza di esso, vale una sorta di silenzio-assenso che consentirebbe il via libera ai motori. Un disastro per gli escursionisti, che si ritroverebbero a convivere con mezzi inquinanti, che sollevano polvere e rendono anche pericoloso il cammino, dato che viaggiano veloci. Inoltre, nemmeno gli agricoltori sono entusiasti di veder percorrere le loro carraie da carovane di quad e moto che a volte sconfinano sui prati o sulle semine. Ma soprattutto è il rischio idrogeologico a impaurire, considerando che l'Appennino frana già di suo. I solchi provocati da questi mezzi, una volta percorsi dall'acqua, si approfondiscono, erodono e creano il presupposto per lo scivolamento dei versanti. (v.v.)
Moto senza freni ambientalisti in lotta per salvare i sentieri
Ambientalisti emiliano romagnoli si riuniranno il 10 aprile per discutere della legge 14 del 2013, che apre la possibilità di accedere a strade e sentieri di collina e montagna ai mezzi motorizzati. Le associazioni ambientaliste sostengono che la legge è ambigua e potrebbe mettere a repentaglio l'assetto idrogeologico di montagne già in precario equilibrio. Inoltre, delega ai Comuni il potere di introdurre gli eventuali divieti a questi mezzi. Gli ambientalisti temono che questo possa portare a un aumento dell'inquinamento e di rischi per gli escursionisti.
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