Firenze è la città dei grandi artisti, racchiusi nel triangolo dorato (e incredibilmente sovraffollato) tra Uffizi, Galleria dell'Accademia e Palazzo Pitti, musei che troppo spesso sembrano fungere da bignami di storia dell'arte ad uso e consumo di chi vuole a tutti i costi poter dire «ci sono stato anch'io», sfidando code interminabili. Ma se si prova a dilatare i confini, si scopre che i più grandi maestri, i loro capolavori e la storia delle loro gesta, si trovano in moltissimi altri luoghi. Il percorso ideale tracciato dal Corriere Fiorentino con l'aiuto di tre grandi storici dell'arte parte dall'alto, da Fiesole, «da cui si gode di una vista meravigliosa e di un po' di tranquillità in più spiega Franca Falletti, ex direttore della Galleria dell'Accademia rispetto al caos del centro. Per un fiorentino sembrerà banale, ma è così, basta salire sulle colline e respirare». Poco distante dal centro di Fiesole, ecco Monte Ceceri (1) , parete rocciosa nei pressi di Maiano dove Leonardo da Vinci tentò di collaudare la sua macchina del volo con l'aiuto di un assistente. Oggi, oltre al bel parco in cui passeggiare sulle orme di cavatori di pietra serena e scalpellini, c'è un cippo che ricorda l'impresa leonardiana. Scendendo a valle verso Firenze si incontra la chiesa di San Domenico (2) , nella frazione omonima, dove si può avere il privilegio di un incontro vis-à-vis con Beato Angelico e la sua Madonna con bambino in trono e santi, rimasta da sempre sullo stesso altare per cui venne pensata. Percorrendo la strada che porta in città in direzione di piazza Alberti ci si imbatte poi in uno dei musei che detengono il primato fiorentino in quanto a luoghi sottovalutati, si tratta del Cenacolo di San Salvi (3) , che conserva un grande affresco di Andrea del Sarto e che regala al visitatore un'atmosfera che farebbe invidia a Stendhal e ai suoi mancamenti. Philippe Daverio condivide con Franca Falletti una passione per le colline, e indica passando Diladdarno una strada alternativa per raggiungere il piazzale Michelangelo (4) . «Via del Monte alle Croci, che porta sì nella confusione del Piazzale racconta ma passando per una strada meravigliosa, che si arrampica per il colle, regalando scorci inediti». E se è vero che al Piazzale, di Michelangelo non c'è che il nome e una copia bronzea del David, per trovare il capolavoro di un altro maestro basta affacciarsi al Forte Belvedere (5) , architettura progettata con maestria da Bernardo Buontalenti, e ancora giù attraverso il Giardino Bardini («molto alto e molto vicino al centro aggiunge Falletti con una vista a volo d'uccello su Firenze») fino ad arrivare al museo Bardini (6) , voluto dall'istrionico antiquario, che custodisce opere di Donatello, Della Robbia e l'originale del celebre porcellino di Pietro Tacca che qui può essere osservato senza folle in delirio armate di fotocamere. Attraversando Ponte alle Grazie, il primo passo è il museo Horne (7) , «uno dei musei a cui sono più affezionata spiega Falletti perché quando entrai in soprintendenza, nel 1981, è lì che venni assegnata. E non dimentichiamo che vi è conservato il bellissimo Santo Stefano di Giotto». Non serve dunque scomodare le Maestà degli Uffizi, perché Giotto e Cimabue sono di casa anche nella basilica di Santa Croce (8) , così come Donatello (il cui crocifisso però è attualmente in mostra a Padova), mentre per sapere qualcosa in più sulla vita e sulle opere di Michelangelo non guasterebbe una visita a Casa Buonarroti (9) , dove vissero i discendenti del maestro. Se invece si è alla ricerca di un Pontormo, in via de' Servi la chiesa di San Michele visdomini (10) custodisce la Sacra conversazione nella cappella Pucci, mentre nella vicina basilica della Santissima Annunziata (11) si può ammirarne la Visitazione affrescata nel Chiostrino dei voti. «Le chiese fiorentine offrono opere d'arte di altissimo livello spiega Annamaria Petrioli Tofani, ex direttrice degli Uffizi Ce ne sono almeno una decina che per loro stesse valgono una visita, basti pensare a San Lorenzo». E proprio a San Lorenzo (12) si incontra nuovamente Michelangelo (ma anche Rosso Fiorentino, un altro grande), con lo scalone monumentale della Sagrestia nuova e i progetti per la facciata mai realizzata. E Botticelli? Tagliando il centro si raggiunge la chiesa di Ognissanti (13) , dove l'artista è sepolto e dove è conservato il suo Sant'Agostino nello studio, oltre all'Ultima cena di Domenico Ghirlandaio. Attraversando il fiume e addentrandosi nell'Oltrarno non si può evitare una visita a Masolino e Masaccio nella Cappella Brancacci (14) . alla Chiesa del Carmine, così come a Santo Spirito (15) non si può non vedere dal vivo il crocifisso scolpito da un giovane Buonarroti. «Ma questo viaggio non può finire senza una visita a Santa Felicita (16) continua Petrioli Tofani che a pochi metri dalla caotica via Guicciardini, offre quel capolavoro che è la Deposizione del Pontormo nella cappella Capponi». «Il mio consiglio? chiosa Daverio È perdersi per scoprirla. Si può passare da Fiesole al centro, fino ad arrivare su quella collina dove Frederick Stibbert (17) costruì la sua casa-museo visionaria. Da non perdere ».