VENEZIA. «Certamente vedere le grandi navi passare nel bacino di San Marco non è un bello spettacolo. Ma da questo non deriva automaticamente una rilevanza penale, le indagini sono in corso». In laguna è arrivato da ormai otto mesi e dunque lui che proviene da una città più grande come Roma, ma che per certi versi ha anche i problemi analoghi delle città d'arte (tra abusivismi e «furbetti») ha già capito un po' come funziona Venezia. Non è un caso che il procuratore aggiunto Adelchi D'Ippolito, in questi primi mesi di lavoro si sia concentrato su alcuni temi cruciali, in particolare per il centro storico: le grandi navi, appunto, ma anche i cantieri e i lavori edilizi, il traffico acqueo in generale, la tutela di un patrimonio pubblico che non ha molti eguali nel mondo. Partiamo dall'edilizia. Avete avviato una task force che sta monitorando i cantieri. «Stiamo effettuando un monitoraggio sistematico sestiere per sestiere di immobili ed esercizi commerciali sui quali sono stati eseguiti recenti lavori edilizi, anche già conclusi. Tale attività viene svolta sia con sopralluoghi di una squadra ad hoc della Polizia municipale, che è in stretto collegamento con la procura, sia con la disamina delle pratiche edilizie negli uffici tecnici del Comune». E in terraferma? «Su Mestre stiamo controllando invece i cantieri aperti e varie attività commerciali e imprenditoriali». Quali sono i primi risultati di questo lavoro? «I primi riscontri sono soddisfacenti. C'è stato un aumento delle denunce per violazioni in materia urbanistica e ambientale, a dimostrazione che il controllo del territorio serve». Questa squadra dei vigili sarà permanente? «Me lo auguro». Il commissario Vittorio Zappalorto è stato convocato due volte in procura per parlare dei provvedimenti di Ca' Farsetti sul traffico acqueo. «L'indagine, contro ignoti, nasce da quella sull'incidente mortale a Rialto del professor Vogel, che aveva fatto emergere delle criticità, in particolare in Canal Grande. Quelle criticità sono state poi approfondite con una nuova consulenza e portate a conoscenza dell'amministrazione comunale affinché provvedesse a trovare soluzioni per evitare nuove situazioni di pericolo» Qualcuno ha visto in questa attività un'ingerenza della procura nella gestione politica della città di Venezia. «Assolutamente no, la procura non poteva non intervenire, anzi doveva farlo, in presenza di ipotesi di reato. Ma l'ha fatto in collaborazione, non in contrasto, con l'amministrazione comunale, per facilitare le soluzioni. Tanto è vero che lo stesso Comune ha dimostrato grande apprezzamento per tale iniziativa della procura». Non si è trattato dunque di un ultimatum? «La procura non dà nessun ultimatum. Noi interveniamo doverosamente in presenza di situazioni che potrebbero contenere estremi di reato». Venezia è una città unica, ma schiacciata dal turismo e da tutti coloro che di quel turismo si nutrono, a volte in maniera non del tutto corretta. Come proteggerla? «Proprio di recente abbiamo riunito tutte le istituzioni, non solo amministrative ma anche le Soprintendenze e i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico, per valutare sinergicamente il contributo che, ognuno nell'ambito di propria competenza, può essere dato per rendere più efficaci le strategie di difesa da comportamenti delittuosi che possono danneggiare il patrimonio culturale e artistico». Venditori abusivi, plateatici smisurati, perfino alcuni vandalismi: che cosa si può fare? «Si tratta di problemi complessi che caratterizzano una città turistica di questo tipo. Mi rassicura il fatto che per la repressione ci sia una grande attenzione da parte di tutte le forze dell'ordine». Nelle ultime settimane, soprattutto in terraferma, ci sono stati episodi di violenza, anche nei confronti di donne anziane. Sono nati molti comitati che lamentano un problema sicurezza, soprattutto a Mestre. Hanno ragione? «I recenti episodi sono sicuramente molto gravi, ma le forze dell'ordine riescono a dare risposte adeguate alle richieste dei cittadini. Il territorio di Venezia non è certamente in balia della criminalità».