Caro Conti, nel settembre 2003 la Finmeccanica regalò, con gesto di vero mecenatismo, il volto della Dea Roma del grande scultore Igor Mitoraj alla cittadinanza romana. Venne collocata in piazza Monte Grappa, dove ancora si trova. E' un'opera poetica e bellissima, il volto emerge dal verde e accoglie all'ingresso del quartiere Prati e all'inizio di viale Mazzini chi arriva dal lungotevere. Tutto sarebbe fantastico se non ci fosse l'incuria di chissà quale amministrazione (municipio? Campidoglio? Servizio giardini? Soprintendenza comunale?) che abbandona a se stessa l'opera. Mitoraj aveva immaginato un continuo corso d'acqua su quel volto. Ora la Dea Roma è ridotta a una maschera verdastra illeggibile, sporca, piena di muschio. Ricorda un reperto abbandonato di Cinecittà. Fa male al cuore pensare al genio di Mitoraj, al gesto di Finmeccanica. Ma evidentemente la bellezza reca fastidio e intralcio a chi dovrebbe preoccuparsi del Bene Comune, soprattutto se culturale . Seguono 15 firme di residenti di viale Mazzini In questi giorni si festeggia la Pasqua cattolica e, a breve, la Pesach ebraica. Ma anche la simbolica Dea Roma dovrebbe essere onorata e restituita alla sua bellezza. L'aspetto più grave è che qui non occorrerebbe un intervento costoso e impegnativo, basterebbe una ripulitura e la manutenzione dell'impianto idraulico. Ma se siamo incapaci di custodire una scultura contemporanea, cosa accadrà mai col Giubileo? Paolo Conti