Una vecchia storia, l'incapacità della Regione siciliana di trasformare in ricchezza i propri giacimenti culturali. Un patrimonio unico al mondo, inserito in un contesto paesaggistico che tutti ci invidiano. Il lamento di Dario Franceschini, ministro dei Beni e attività culturali e Turismo («la Sicilia mi mette in imbarazzo»), acutamente evidenziato da Ottavio Cappellani nella sua rubrica su questo giornale, però, non può essere interpretato solo come un rimprovero. Deve servire da stimolo per provare finalmente a mettere in campo una politica, vera, di valorizzazione di siti archeologicI e musei e attrarre quelle masse di turisti che fin qui sono rimaste solo un sogno. Sarebbe opportuno chiedersi cosa ha impedito finora di sfruttare le enormi potenzialità che i nostri avi e la natura ci hanno regalato. Il ministro Franceschini non ha poteri per intervenire in Sicilia, perché sui beni culturali ha potestà esclusiva la Regione. L'autonomia statutaria, però, anche in questo caso, non è stata un'opportunità in più, ma una palla al piede. Ha pure ragione il presidente Crocetta quando ricorda al ministro che qui non si sono mai verificati crolli, come a Pompei. Ma bisogna, una volta per tutte, domandarsi perché il turismo siciliano non decolla. Innanzitutto, perché, nonostante la pletora di dipendenti, non si riesce a garantire un'apertura dei siti le domeniche e nei giorni feriali; perché c'è poca elasticità negli orari, soprattutto nei mesi estivi. Che senso ha tenere aperti musei e siti archeologicI mentre la gente è al mare e tenerli chiusi di sera? Probabilmente, ci sono a monte cause ancora più profonde. La Sicilia nel mondo fa scalpore più per le efferate stragi mafiose, che per la sua cultura e l'agroalimentare. I ricchi turisti americani, cinesi, giapponesi o indiani che si spingono al di sotto della «linea della palma» di sciasciana memorira, non arrivano fin qui per visitare il Teatro antico di Taormina o il Museo Abatellis di Palermo dove sono custodite opere di grande valore artistico. Vengono in Sicilia per provare il brivido di parlare con il figlio di Bernardo Provenzano o per visitare i luoghi in cui sono state perpretrate le peggiori nefandezze della mafia. E di ciò siamo un po' tutti responsabili i siciliani, incapaci di esportare la vera immagine dell'Isola, terra laboriosa e bellissima. 01042015
TESORI DI SICILIA. GRAN DUELLO FRA CROCETTA E MINISTRO
La Regione siciliana non ha trasformato i propri giacimenti culturali in ricchezza. Il patrimonio unico della Sicilia è inserito in un contesto paesaggistico unico al mondo. Il ministro dei Beni e attività culturali e Turismo, Dario Franceschini, ha espresso il desiderio di valorizzare i siti archeologici e musei. Tuttavia, la Regione siciliana non ha utilizzato le sue potenzialità. Il presidente Crocetta ha ricordato che la Sicilia non ha subito crolli come a Pompei. Tuttavia, il turismo siciliano non decolla perché i siti archeologici e musei non sono aperti il sabato e domenica, e gli orari sono troppo rigidi.
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