Per molti è Sant'Agostino, per chi ha qualche anno in più è la "Fortezza". Il monastero degli agostiniani, che ha chiuso la sua gloriosa storia come scuola di Comacchio nel secolo scorso, si erge al termine di corso Garibaldi: la nervatura viaria che da nord - est corre lungo la lunghezza del centro attraversando due piazze: Folegatti prima e XX settembre poi per farsi via Mazzini, e giungere, infine, ad un altro luogo simbolo della città: il santuario di Santa Maria in Aula Regia. Quello che appare oggi è il simulacro di un edificio di grandi proporzioni di cui si conserva la facciata dagli occhi vuoti con timpano sovrastante, altre porzioni di mura, il campanile monco dalle linee gentili, volumi che si intuiscono e sfumature di verde fra il folto di alberi e arbusti spontanei e prato erboso intorno che di sicuro non parla inglese. L'omonimo canale di Sant'Agostino lo cinge. E se ciò non bastasse uno sbarramento in lamiera, intorno, posta a difesa di un forte in disarmo, dissuade lo sguardo e inibisce pure il pensiero di travalicare il perimetro difensivo: tanto sul lato sinistro c'è un ingresso sicuro, già aperto. Un monumento all'incuria e all'insipienza degli uomini e delle loro politiche. Nel poderoso volume di Aniello Zamboni Una chiesa, un convento, un forte... un edificio scolastico: il complesso architettonico dei SS. Mauro e Agostino a Comacchio (sec. XVI-XX), Edisai Ferrara, 2006, come già si evince dal titolo, sono riportati tutti i cambi di destinazione d'uso del complesso con un apparato di piante e disegni che ne raccontano secoli, evoluzioni, trasformazioni. Nell'isola più a est della città nel XVI secolo viene eretta una chiesa dedicata a san Mauro. Un luogo di culto custodito dalla Confraternita del Rosario con un impegno che continua fino al 24 luglio del 1622 quando, alla venuta dei padri agostiniani, alla primigenia chiesetta si affiancano altri edifici ad uso conventuale. Così l'area assume un valore più compiuto con un canale davanti (poi tombato) e l'altro dietro che la circonda, la contiguità con il centro abitato permane ma, al contempo, la privacy monastica è garantita. Da un'atmosfera di preghiera e raccoglimento il luogo, nei secoli a venire, riecheggia invece di un linguaggio più da caserma: dopo la Guerra di Castro (1640-1644) ecco gli Alemanni e l'occupazione imperiale (1708-1725) e ancora i francesi fino al 1813. Queste presenze non solo fortificarono il loro presidio militare, nella "Fortezza", appunto, ma intervenirono anche sulla città dotandola di terrapieni e postazioni utili alla difesa. L'acqua (bassa) intorno, ovviamente, faceva il resto. L'unità d'Italia spazza via l'idea di eventuali occupazioni straniere ma non pone un punto fermo sulla destinazione dell'edificio vagheggiando fra progetti: nuova caserma militare o casa per i giovani (1861-1922). Alcune famiglie intanto si insediarono negli spazi, pur nella cruda miseria delle condizioni. Più che 'l dolor potè 'l digiuno: e di digiuno e penuria di ambienti scolastici soffriva in modo scandaloso la città. Il 31 ottobre 1928 furono terminati i lavori di recupero del complesso e le nuove scuole, destinate a 1.200 alunni (50 mq per aula, sezione maschile e femminile, servizi igienici - un lusso -, direzione) videro risorgere l'edificio. I passaggi da un uso all'altro, le note sulle relazioni tecniche e le meravigliose mappe, che senza commenti fanno risaltare la bellezza del sito, emergono nello scrupoloso studio di Zamboni. Preme tuttavia approdare all'età contemporanea, alla scandalosa rimozione dalla memoria di un patrimonio pubblico che, a discapito dei suoi secoli, resta tuttavia malamente in piedi. Negli anni '80 del '900 era stato previsto un progetto di recupero per realizzare la nuova sede della municipalità: il progetto rimase fra i desiderata. Scollinato il Duemila una benedetta azione di bonifica e pulizia dell'area riportò un po' di ordine fra le macerie. Anche le rovine hanno una loro dignità e in mancanza di fondi economici, valorizzarle, mettendole in sicurezza, aiuta a preservare ciò che è rimasto. I Fori imperiali, a Roma, nella loro caducità, non sono forse un esempio di straordinaria bellezza? Se poi non ci si vuol limitare al visibile, a ciò che è evidente, soccorre una brano della relazione dell'ingegner Giacinto Samaritani, incaricato a realizzare il progetto delle scuole nei primi decenni del '900: "Essendo risultato che sotto il pavimento della chiesa esistono i sepolcri coperti da robustissime volte di muratura..." e che già nel '75 (quarant'anni fa) furono eseguiti saggi archeologici (Uggeri - Patitucci) il pensiero si fionda dritto nel sottosuolo. Il luogo è carico di storia ed è stato calpestato da sandali e stivali, ha conosciuto splendore e miseria: perché non avviare scandagli archeologici che potrebbero rivelare nuovi elementi della nostra storia, della storia di Comacchio? Anche Sant'Agostino, al pari delle navi romane ritrovate, potrebbe rappresentare un sito da visitare, con percorsi sicuri e visite guidate. Senza contare che il giardino antistante, in piazza (Littoria) Roma, e ancor più l'area cortiliva intorno ben si prestano ad ospitare concerti o eventi circoscritti. È un bene pubblico e come tale la municipalità dovrebbe averne cura, valorizzandolo, riconsegnandolo alla sua funzione pubblica. I SS. Agostino e Mauro, ne siamo certi, impartiranno una particolare benedizione.