L'ITALIA detiene il più grande patrimonio artistico del pianeta. Che tali beni siano il nostro "petrolio" capace di portare sviluppo e ricchezza è cosa oramai nota tanto che ogni politico lo recita secondo copione in ogni comizio o a ogni apparizione televisiva. Purtroppo però, le azioni dei nostri amministratori sembrano andare in senso diametralmente opposto. Il turismo, sempre secondo i politici, dovrebbe essere il motore di sviluppo dell'Italia, così come la dieta mediterranea e i prodotti alimentari che oggi sono richiestissimi sui mercati mondiali. Nell'immaginario degli stranieri queste sono le caratteristiche dell'Italia. La realtà però è differente. Basti pensare ai numeri dei nostri musei e al solo Louvre di Parigi che riesce ad attirare quasi 9 milioni di visitatori l'anno. Ora con il dovuto rispetto per l'eccellente museo francese, credo che quelli italiani abbiano reperti e opere d'arte ben più interessanti per cui, se il Louvre riesce a essere il museo più visitato del mondo, penso che lo debba anche al sistema Paese che ha dietro. Sistema Paese che purtroppo in Italia manca. Non monumenti ma vere e proprie testimonianze del passato, come Pompei per esempio, contano poco più di 2 milioni di turisti l'anno mentre solo 300 mila per la Versailles del Mezzogiorno, la reggia di Caserta che cade a pezzi a causa della scarsa manutenzione e appena 200 mila per Paestum, la città dei templi. La grande bellezza italiana esce così svilita dall'incapacità e dall'incuria degli amministratori pubblici che credono talmente poco in tali potenzialità che nel bilancio della Regione Campania hanno stanziato zero euro per le 1000 biblioteche e i 250 musei regionali. È scandaloso, poiché la Regione richiede poi severi e onerosi requisiti per rilasciare a tali strutture il riconoscimento di "interesse regionale" (direttore, custode, servizi). La questione è ancora più grave poiché va a coincidere con il processo di riforma avviato con la legge del Rio (562014) e con la necessità di ridisegnare compiti e funzioni delle province a cui, in Campania, sono state conferite specifiche competenze nella materia di interesse. La mancata adozione di una legge regionale di riordino delle competenze provinciali è particolarmente avvertita nel settore di musei e biblioteche, non essendo chiaro chi, e con quali risorse, gestirà tali strutture ora affidate alle Province. In questo caos la Regione ha azzerato tutte le risorse assegnate al settore che conta circa 1000 biblioteche, 250 musei. Strutture gestite da privati comuni, amministrazioni provinciali. Nel frattempo 66 milioni di euro vengono assegnati a Sviluppo Campania, società la cui utilità è quantomeno dubbia. Si è passati dai comunque irrisori 900 mila euro del 2012 a 600 mila del 2013, ai 400 del 2014 e al taglio definitivo nel 2015. Un demerito della giunta che in periodo di crisi finisce col tagliare le risorse sociali e culturali pensando che la cultura non porti pane. Io non voglio credere però che gli amministratori campani abbiano fatto ciò di proposito, temo piuttosto si tratti di una svista di qualche burocrate. In questo caso sarebbe però ancora più grave. Ma con l'approssimarsi della campagna elettorale vorremmo sapere qual è il destino dei musei e delle biblioteche della Campania. Sono previsti piani di sviluppo o devono chiudere? Vorremmo sapere se nei programmi elettorali dei candidati alla Regione la cultura ricopra un ruolo di centralità nello sviluppo o sia un elemento marginale che serve solo da copertura mediatica. Non escludo che in campagna elettorale i musei campani potrebbero mettere in atto uno sciopero anomalo, lo sciopero della cultura. Una serrata per protestare contro una grande vergogna. Perché senza cultura non c'è futuro. A questo proposito la fondazione Giambattista Vico, che mi onoro di presiedere, è in procinto di costituire un comitato tra musei e biblioteche regionali al fine di porre in essere azioni di protesta anche eclatanti per cercare di ridare dignità alla cultura.