A tre anni dal terremoto, riapre la celeberrima stanza "Picta" all'interno del Palazzo Ducale. Sarebbe bello avere la macchina del tempo e, per un solo attimo, tornare indietro nel passato. Sarebbe bello poter vedere la reazione di Andrea Mantegna alla notizia della riapertura della sua famosa "Camera Picta", all'interno di Palazzo Ducale a Mantova. Nonostante di lui si dicesse che avesse un pessimo carattere, certamente si lascerebbe andare in dichiarazioni di entusiasmo. Il suo capolavoro assoluto (inizia quest'opera nel 1467 e la conclude solo nel 1474) - per ben tre anni inaccessibile al pubblico, a causa del terremoto del 2012 che aveva danneggiato la torre nord-est del Castello di San Giorgio - torna a farsi ammirare da migliaia di persone, dopo i lavori di adeguamento strutturale e antisismico dell'area danneggiata. Le porte si apriranno nuovamente il prossimo 3 aprile e sono già tante le prenotazioni di coloro che non vogliono mancare a questo appuntamento con la grande arte. Tutti pronti a stare con il naso all'insù per ammirare, al centro del soffitto, quest'"occhio di cielo" (in un "sotto in su", fu una vera rivoluzione per la storia dell'arte, un primo esempio di prospettiva verticale che crea un senso di profondità dal basso all'alto), popolato di putti, sorridenti fanciulle, un pavone blu e un uomo di colore. Pochi minuti (il tempo di permanenza per ciascuno è minimo) per immergersi nell'atmosfera Rinascimentale, tra i signori dell'epoca (il Marchese Ludovico II, sua moglie Barbara di Brandeburgo, i suoi figli) scoprendo così a dispetto del nome, che non era una camera nuziale ma un locale di alta rappresentanza della corte dei Gonzaga (solo nel 1648, nelle "Meraviglie dell'arte" di Carlo Ridolfi, si ritroverà documentato il titolo: detta degli sposi, che col tempo prenderà il sopravvento su quello originale). E ancora ammirare una Roma sul fondo, completamente immaginata e idealizzata (l'artista dipinse la città eterna senza esserci mai stato, ma solo immaginandola). Non si può uscire senza dare un'ultima occhiata alla testa dello stesso Mantegna che spicca tra le foglie di una finta colonna, un autoritratto al posto della firma. Per l'occasione, inoltre, ci sarà un nuovo allestimento degli ambienti del Castello che viene ulteriormente valorizzato dall'esposizione di straordinari pezzi della collezione Romano Freddi (in mostra fino al 31 agosto). Un ricco patrimonio fatto di dipinti, bronzetti, maioliche, armi, arredi e manufatti che raccontano la poliedrica cultura della corte mantovana (con il nuovo percorso cambia anche il biglietto d'ingresso, a 12 euro per la visita completa delle sezioni museali di Corte Vecchia con l'Appartamento di Isabella d'Este e del Castello di San Giorgio comprendente la mostra Freddi). Una volta fuori, si va alla scoperta di questa incantevole cittadina che l'Unesco ha inserito in un sito unico, insieme alla vicina Sabbioneta, nell'elenco dei patrimoni dell'Umanità. Scarpe comode, le strade sono fatte di ciottoli, per essere pronte a girare a piedi. Mantova ammicca, sta al gioco, e svela vicoli antichi e scorci inaspettati, ma anche piazze scenografiche, come proprio piazza Sordello, dove si trova la parte di più antica fondazione, continuamente trasformata, fino a quando i Gonzaga, divenuti signori di Mantova nel 1328, a partire dalla fine del XIV secolo, la ampliarono e la resero scenografia adatta alla rappresentazione del proprio potere.