L'INTERVISTA Sherif El Sebaie è nato al Cairo, ma vive a Torino da quindici anni. Qui si occupa di diplomazia culturale e politica sociale e di integrazione. Già consulente della Compagnia di San Paolo, è ora docente di lingua araba e civiltà dell'Islam al Politecnico. Da egiziano, come vede il museo che si è inaugurato ieri? «Sono entusiasta, l'Egizio aveva bisogno di essere messo a nuovo, di acquisire un'impostazione moderna. Ora le sale hanno un grande respiro, vedere la Tomba di Kha in uno spazio così ampio, con la possibilità di ammirare ogni singolo reperto, mi rende orgoglioso come egiziano. Ma c'è una questione che mi sta particolarmente a cuore». Quale? «L'avere inserito nei testi esplicativi nelle sale e nelle audioguide la lingua araba. È un fatto molto importante, che potrà contribuire, ed è un auspicio a costruire un rapporto forte con l'Egitto e con gli egiziani che vivono in Italia. Oltretutto non lontano da qua, a Milano, vive la comunità egiziana più numerosa d'Europa. Tutti gli egiziani che sono in questo paese devono venire a Torino per visitare il museo: certo il fatto di avere le spiegazioni anche in lingua araba potrà aiutare». C'è qualcosa che le piace in modo particolare? «Guardi, io sono un appassionato di orientalistica e proprio per questo ho apprezzato la scelta di dedicare un ampio spazio all'inizio del percorso all'egittologia ottocentesca sviluppata a Torino, legata alla nascita del museo. Mi piace anche la scelta di mantenere, accanto alle nuove in vetro, alcune delle vetrine storiche del museo, recuperando in un contesto moderno la nostalgia. Con le vecchie vetrine si respira l'aria dei tempi di Champollion». Le piace l'allestimento? «Sì, perché è moderno. Ho visitato di recente le collezioni egizie del British Museum e del Louvre e devo dire che l'impostazione è simile. Questo è un allestimento davvero al livello di un grande museo internazionale ». Dove sta la modernità? «Nell'impostazione del percorso espositivo, che parte dalla storia del museo e si sviluppa per temi. Copre la storia dell'antico Egitto dall'era preistorica alla islamica, andando al di là del patrimonio storico del museo. Sono stati rintracciati ed esposti alcuni oggetti islamici trovati nei magazzini, per esempio due steli: è una scelta interessante. La modernità è anche nel tipo di vetrine adottate, nell'illuminazione, nelle didascalie ». Oggi si firma l'accordo tra il comune di Torino e il governatorato di Luxor. Che cosa significa per questa città? «Significa creare un rapporto stretto, ufficiale tra una città sulle rive del Po e una sulle rive del Nilo: un legame anche simbolico, che spero si tramuti in una collaborazione a tutti i livelli. L'Egitto ha bisogno in questo momento del supporto di Paesi amici, di costruire insieme progettualità in vari campi: spero che proprio in presenza del Museo Egizio si possa realizzare una collaborazione sul piano culturale, scientifico e archeologico. E aggiungerei una cosa». Ovvero? «Come l'Egizio ha fatto la scelta di adottare le didascalie in arabo e di fare un cenno alla presenza araba in Egitto, credo debbano essere incentivate le iniziative culturali riferite all'eredità e alla storia contemporanea di questi Paesi. Non ci deve essere solo il grande passato, c'è anche l'epica attuale: attraverso la storia e la cultura si devono trovare soluzioni soprattutto in questo momento per le questioni più difficili». Il Museo Egizio può avere un ruolo in questo? «Sì, il museo ha dato in modo implicito un segnale, con le didascalie in arabo, per dare dignità a una lingua e a una comunità, per creare un legame tra questa eredità storica e la comunità immigrata che vive in Italia. Le scritte in arabo fanno anche capire al visitatore che siamo in presenza di una collezione a tutti gli effetti 'extracomunitaria' ».
TORINO - L'esperto egiziano "Sono entusiasta è come il Louvre"
Sherif El Sebaie, egiziano residente a Torino, ha espresso la sua opinione sul nuovo Museo Egizio inaugurato nella città. Egli è entusiasta per la modernizzazione del museo e per la scelta di includere la lingua araba nelle didascalie e nelle audioguide. Questo, secondo lui, potrà contribuire a costruire un rapporto forte con l'Egitto e con la comunità egiziana in Italia. El Sebaie ha anche apprezzato la scelta di mantenere alcune delle vetrine storiche del museo e di dedicare un ampio spazio all'egittologia ottocentesca. Ha visitato di recente le collezioni egizie del British Museum e del Louvre e ha notato che l'impostazione del percorso espositivo è simile.
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