Martini, Severini, Giò Ponti, Scarpa: l'università aperta nei weekend Il Palazzo del Bo a Padova si lascerà visitare interamente, compresa l'ala novecentesca, adibita a uffici, aule e rettorato, solitamente preclusa alle visite. Succederà ogni week-end a partire da giugno. E sarà una vera scoperta, dentro i meandri e i saloni di un complesso monumentale che dalla metà del '500 è stato ampliato e ridisegnato più volte fino agli anni '40 del '900. «Un segno di maturità», lo ha definito il Rettore Giuseppe Zaccaria. «Così costruiamo un legame ancora più profondo con la città insieme ad un'apertura internazionale», ha aggiunto, quasi un'anteprima in vista del 2022, quando l'Ateneo compirà 800 anni. Il Bo cominciò a prendere forma accademica, attorno al Cortile Antico, dopo che già per tre secoli le «scuole» si erano già distinte nel campo del diritto, della filosofia, della medicina. Risale al 1595 il Teatro anatomico, tre anni dopo che Galileo Galilei aveva cominciato ad insegnare. Una storia di splendore e di grande autonomia intellettuale. Una tradizione che si riuscì a conservare nel tempo, tanto che proprio durante il ventennio fascista un rettore come Carlo Anti riuscì a immaginare la parte nuova del Bo, portandovi tra i migliori artisti e architetti. A cominciare da Giò Ponti i cui segni hanno ridisegnato le sale e gli uffici fin nei dettagli, dalle maniglie delle porte agli arredi al taglio degli spazi. Allo stesso modo arrivano le sculture di Arturo Martini, le pitture di Achille Funi e Gino Severini. Col tempo il Bo si è impreziosito delle opere di Carlo Scarpa, Gio Pomodoro, Paolo De Poli, Jannis Kounellis.Le guide accompagneranno i visitatori, ogni sabato e domenica, proprio alla scoperta di stanze e dettagli, sculture e mobili, anche là dove «ogni giorno si tengono decine di riunioni di lavoro», come sottolinea Zaccaria, «perché questo non è un museo, ma un luogo vivo e di lavoro». Alcuni interventi di illuminotecnica sono in programma, in particolare nel Teatro anatomico (dove si vorrebbe ricreare il chiarore delle candele di un tempo), la Sala dei Quaranta e la Cattedra di Galileo (per la quale il Rettore preannuncia una prossima sorpresa). Inoltre si lavorerà su un riallestimento «non invasivo» della cosiddetta «cucina», nella parte novecentesca che il Rettore del Ventennio aveva immaginato come luogo di incontro e ricreativo per i docenti, assieme alla sala di lettura, «quasi un'alternativa alla Sala del Pedrocchi».