Non rappresenterà il Costa Rica e non sfoggerà il logo della Biennale, ma potremmo comunque ammirare la pittura di Romina Power a Venezia. Vip e sconosciuti, i 50 selezionati per il Padiglione del Costa Rica alla Biennale, si sono trovati al centro di una polemica scatenata proprio da uno degli artisti. Umberto Mariani, milanese, ha infatti denunciato attraverso una lettera al magazine Flash Art, lo scandalo degli artisti costretti a pagare pur di esporre alla Biennale Arte, la cui inaugurazione è prevista il 9 maggio. Secondo Mariani il dazio richiesto sarebbe di 5 mila euro, lui li avrebbe pagati e ne avrebbe trovati altri 95 mila. Pratica su cui si vocifera da tempo, che riguarderebbe più di una mostra e più di un padiglione: poter dire di aver esposto alla Biennale fa aprire anche i portafogli. Voci che qualcuno quantifica, anche in 10 o 20 mila euro. Il curatore incaricato a fine gennaio dal governo di San José, il critico Gregorio Rossi, smentisce tutto: «Abbiamo lanciato una call, ci hanno risposto in 100 e ne abbiamo selezionati metà, di cui tre quarti italiani. A tutti abbiamo chiesto un contributo non obbligatorio: era una colletta, perché il Costa Rica non aveva fondi». E aggiunge che lo sponsor avrebbe già versato un acconto (e già restituito), ma che tutti quei soldi avevano una condizione: che il Mariani occupasse con le sue opere il 70 dello spazio. «Inaccettabile», ripete. Le polemiche hanno costretto le autorità costaricane a ritirare la partecipazione. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, ha messo le mani avanti: «I paesi fanno richiesta ufficiale tramite un'autorità governativa o diplomatica. La Biennale non interferisce in alcun modo, lasciando piena autonomia, per consuetudine consolidata, al Paese partecipante». C'è grande imbarazzo in ambasciata. L'addetto culturale, Olger Adonai Arias Sanchez, parla di «questione di opportunità», pur confermando «il rapporto fantastico e di lunga data con il curatore». Da parte sua avrebbe «preferito un progetto più piccolo e con meno artisti». Ma se gli si chiede se abbia concordato e in che modo il progetto, dopo un lungo silenzio, dice «preferisco non rispondere». Il curatore si dice «amareggiato», ma «vorremmo farla comunque la mostra: l'affitto del palazzo per 80 mila euro è pagato e prenotati tutti i servizi». Di certo c'è che i vip coinvolti nel progetto del Padiglione Costa Rica sono all'oscuro di tutto. Dunque, Romina Power fa sapere che ci sarà: «Certo, le mie opere ci saranno», conferma da Los Angeles, cadendo dalle nuvole di fronte alla vicenda. Più cauto Jacopo Fo, che assieme al padre, il premio Nobel Dario, era tra gli espositori: «Nessuno ci ha informato. Anzi, ci hanno detto che la mostra era confermata. Ma se non è Padiglione ed è fuori Biennale, cambia tutto. Potrebbe essere solo una cosa commerciale». Quello del Costa Rica potrebbe non essere l'unico caso «opaco». In molti indicano come spie d'allarme quei padiglioni stranieri infarciti di artisti italiani. E' pure bizzarro che un governo si affidi a qualcuno che mai ha messo piede in quel paese. Rossi ad esempio dice di non essere mai stato in Costa Rica. Daniele Radini Tedeschi, commissario per il Guatemala, confessa di aver paura dell'aereo e che la sua nomina riguarda «dinamiche riservate e diplomatiche». «Abbiamo pochi artisti e non abbiamo chiesto denaro a loro. I fondi sono tutti privati dice Ma non credo sia un problema il flusso di denaro e da dove viene, l'importante che siano belle mostre». La Siria sarà presente anche quest'anno in piena e devastante guerra civile. Commissario è Christian Maretti, dell'omonima casa editrice. E curatore sempre Duccio Trombadori. Ma anche qui sono più italiani che stranieri e chissà se qualcuno è siriano. La questione è davvero più grande del piccolo Costa Rica.