Tutelare anche Mestre? In quel "anche" emerge un concetto che sottende una visione riduttiva, Mestre non è un elenco di singoli episodi, non è una periferia. È un centro storico a tutti gli effetti, non può essere posto in una graduatoria negativa rispetto a Venezia, non ha da elemosinare maggiore attenzione ma pretendere di essere assunto nella sua totalità, insieme a Marghera, in quanto documento integrante della storia non solo sociale ma anche culturale ed artistica di Venezia. Va abbandonata soprattutto quell'idea che sia solo il frutto indicibile di una sottocultura e di un sottogoverno. Infatti è sacrosanto l'invito rivolto alla nuova Soprintendente, l'architetto Emanuela Carpani, da un folto numero di Associazioni mestrine a salvaguardare alcuni punti storici distribuiti su un arco di dieci secoli a partire dal ponte di Castelvecchio, testimone di una Mestre castellana presente già nei primi secoli del secondo millennio, fino al Garage Touring con i suoi mosaici d'oro. Ma se oggi è accettato che la Venezia di terra sia a tutti gli effetti un centro storico, per darsi come tale ha dovuto superare luoghi comuni e le convenzioni vulgate che tale valore hanno fino ad ora negato e che la Soprintendenza ha contribuito ad affermare e difendere impegnandosi, evento raro a livello nazionale, dando puntuale riscontro a tutte le istanze di natura paesaggistica per la tutela della terraferma, non permettendo che decorressero i termini per la risposta e non lasciando l'onere al solo Comune. Questo nuovo giudizio sul valore storico di Mestre da parte di tutti gli Enti Tutelanti ha già dato i suoi frutti e vi sono numerosi esempi di recupero di edifici pre e post industriali come la sede della Rubelli a Marghera e la Carbonifera che ospita uffici comunali. Le ricerche storiche in atto svelano capolavori nascosti come il Mulino Chiari e Forti a Marghera dell'ingegnere Enzo Guglielmini che progettò, nel 1929, un grande impianto industriale. Fu voluto da Giuseppe Volpi per lanciare un grande mulino, rifornito da terra, che si opponesse all'ancora trionfante Molino Stucky. La ricerca sull'avventura architettonica degli studi cinematografici dell'area Scalera alla Giudecca del 1943 ha portato al dislevamento di un'opera di un elegante architetto, intimo amico di Carlo Scarpa, Mirko Artico, che firmò sia il progetto della Cinecittà lagunare, ma anche una lunga serie di edifici post bellici che ora possono essere posti sotto tutela. Pertanto è importante che le Associazioni oggi si approprino di tutto il patrimonio sotteso alla stratigrafia della storia di Mestre, ma anche che si comprendano gli ambiti specifici entro cui operano gli Enti Tutelanti e soprattutto i protocolli scientifici che il restauro conservativo oggi pretende.Non si può infatti chiedere l'utilizzo di uno strumento indicibile come il piano del colore che, formulato agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, famoso quello di Torino dell'architetto Brino, ha dato luogo ad esperienze fallimentari. Oggi si ricorre a strumenti di tutela diretta ai sensi della parte II del Codice dei Beni Culturali che ha portato alla messa sotto tutela delle zone centrali di Mestre come piazza Ferretto. Sotto quest'ottica è opportuno essere attenti anche alle metodologie di intervento perché si deve comprendere l'attenzione della Soprintendenza sulla conservazione dei lacerti di intonaco antico fissati sulle pareti della Torre Civica, che non sono una disattenzione ma attestano la sua storia millenaria che si dà ben prima dell'addossamento dell'edificio moderno della Cel Ana, ora abbattuto. Dell'attenzione per il centro storico di Mestre dell'Ente Tutelante sono da ritenere cartine di tornasole l'intervento di valorizzazione dell'area ex caserma Matter, promosso dalla Fondazione Venezia, messo in atto attraverso un Concorso Internazionale ed il Piano di Recupero di Forte Marghera, redatto congiuntamente tra il Comune e la Soprintendenza, che definisce gli obiettivi di conservazione e le modalità di trasformazione, che sono gli aspetti che competono agli Enti Tutelanti. Rispetto agli altri episodi citati dalle Associazioni mestrine, molti dei manufatti sono stati già assoggettati al D. L.gs 422004, come il chiamato in causa Garage Touring. Bisogna differenziare le competenze. In caso contrario quello che poteva essere un invito stimolante alla tutela rischia di generare confusione e spostare sul particolare quella che invece deve essere una presa di coscienza che il centro storico di Mestre è un unico insieme, in modo da invocarne la difesa senza sensi di inferiorità nei confronti di Venezia, cioè senza "anche". Professore architetto, Venezia