A Monte Mario, da alcune settimane, si è riaccesa la battaglia contro l'elettrosmog. Col ritorno di una preoccupazione mai sopita per le radiazioni emesse dalle antenne della tv e della radio. Stavolta sono i militari a non dare risposte rassicuranti. Sul traliccio che sorge a poca distanza dalla scuola Leopardi sono comparse nuove parabole e invano le associazioni dei genitori e degli ambientalisti hanno protestato. Nel luglio del 2003 la tenacia delle famiglie, preoccupate per la salute degli alunni, aveva finalmente portato ad un risultato positivo. Il Comune, dopo un lungo palleggio di responsabilità con la Regione e il ministero delle Comunicazioni, aveva smantellato gli impianti che irradiavano i programmi di molte tv private, Mediaset in testa. La salute al primo posto era stata la parola d'ordine, in una zona in cui c'erano stati casi sospetti di tumore e di leucemia, a poca distanza anche dai ripetitori della Radio Vaticana, con la quale il contenzioso è ancora aperto. A distanza di due anni, ecco comparire parabole di proprietà delle forze armate. Per gli abitanti e per chi lavora nella scuola sono tornate le preoccupazioni. È sceso subito in campo l'assessore comunale Giancarlo D'Alessandro, che ha chiesto all'agenzia regionale, l'Arpa, di controllare se le emissioni sono nocive e se superano i livelli stabiliti dalla legge. Tutto ciò senza alcuna comunicazione da parte delle autorità militari, le quali ritengono di non dare conto delle proprie attività. Il che, se ha una ragione in tempo di guerra, ne ha un po' meno in epoca di pace e soprattutto non ne ha nessuna quando di mezzo c'è la salute dei cittadini. Vedremo gli sviluppi. Da una parte c'è la speranza, espressa dallo stesso assessóre ai Lavori pubblici, che si tratti di parabole unidirezionali, capaci di emettere onde radio non pericolose. Dall'altra c'è la constatazione che il dialogo che già era stato difficile negli anni scorsi fra Regione e Comune, per ragioni più politiche che di sostanza quasi non esiste fra le autorità civili e quelle militari. Le quali continuano a muoversi come se fossero libere da qualsiasi obbligo di trasparenza, come se non dovessero anche esse lavorare un altro esempio è l'eterna questione di palazzo Barberini e del circolo ufficiali, con relativi impegni del ministro Buttiglione in un clima di collaborazione e di dialogo. Intanto, un po' in tutta la città spuntano antenne delle società private che tengono in vita la rete dei telefoni cellulari. Ogni giorno ci sono segnalazioni di installazioni abusive e sono già più di cinquanta le associazioni di cittadini che chiedono controlli severi. Un bel segnale sarebbe quello di assistere ad una riunione, subito, delle autorità civili: Veltroni, Gasbarra, Marrazzo, con i minisindaci delle zone a rischio. Insieme possono prendere iniziative importanti e magari ottenere che al proprio tavolo siedano ufficiali inviati dalla Difesa a tutelare e rasserenare i cittadini.