L'ALLARME suscitato dalla comunicazione della variazione negli orari della Biblioteca di storia dell'arte della GAM richiede, per chiarezza e correttezza verso i suoi frequentatori, una serie di precisazioni a partire da un fatto: la Biblioteca resta aperta, e le sue risorse a disposizione di tutti. Questo avverrà, dal 7 aprile, negli orari e nei giorni indicati modificati con un obiettivo specifico: studiare soluzioni adeguate ad offrire un servizio migliore agli studiosi e a tutti gli utenti che la frequentano, verso i quali, desidero ribadirlo, nutriamo profondo rispetto. Mi pare utile ancora una puntualizzazione: la riduzione dell'orario di apertura non è avvenuta arbitrariamente. Abbiamo infatti ritenuto di adottarla in questo momento dell'anno avendo rilevato che statisticamente, nel periodo immediatamente precedente la chiusura dei corsi scolastici e universitari, la media delle presenze (oggi di 19 persone al giorno) tende a diminuire sensibilmente. Nello stesso periodo, peraltro, avvieremo nella Biblioteca della GAM una non più rinviabile verifica sulla dotazione digitale, obsoleta e inadeguata alle esigenze di una efficiente consultazione. Deve essere quindi chiaro che non esiste alcuna sottovalutazione del patrimonio. LA POLEMICADOPO PASQUA APRIRÀ UN GIORNO E MEZZO A SETTIMANA PETIZIONE PER EVITARE IL TAGLIO BRUCIANO di rabbia storici, studiosi e studenti di Arte, nel sapere che dopo Pasqua la Biblioteca d'Arte della Gam ridurrà drasticamente l'orario. Da 35 ore di apertura alla consultazione e al prestito si passerà a 11 ore. Da 5 giorni di apertura passerà a un giorno e mezzo. «Si comunica al gentile pubblico che dopo il periodo pasquale la biblioteca riaprirà il 10 aprile con il seguente nuovo orario: venerdì dalle 10 alle 17 e sabato dalle 10 alle 14», c'è scritto nell'avviso che gli studiosi, come il professor Gianni Carlo Sciolla, che da presidente della Società italiana di Storia della critica d'arte ha mobilitato i colleghi di tutta Italia contro la chiusura, si sono trovati davanti alla porta della biblioteca nei giorni scorsi. «È una cosa di una gravità assoluta attacca Sciolla Perché è l'unica biblioteca d'arte della città. Un luogo eccezionale che, al contrario di quanto affermano i vertici della Fondazione Musei, è molto frequentato». All'origine della chiusura, secondo quanto sostiene la presidente della Fondazione, Patrizia Asproni che qui affianco interviene sulla questione ci sarebbe la necessità di «riorganizzare il sistema tecnologico della biblioteca», al termine della quale si potrà «ridiscutere degli orari di apertura al pubblico». Pare però, secondo quanto si apprende tra i dipendenti dei musei civici, che all'origine di tutto ci sarebbe anche la mancanza di personale e la scelta di impiegare in altri servizi (come la sorveglianza delle sale dedicate alle mostre temporanee e della galleria) i bibliotecari della raccolta libraria d'Arte. Una collezione ospitata nei locali della Gam che, con 110mila volumi, è tra le più rifornite d'Italia per la storia e la critica dell'arte. «La pressoché soppressione di fatto di una delle raccolte per la storia dell'arte più importanti della città e forse anche d'Italia è un evento di gravità inaudita ha scritto ai colleghi di tutta Italia il professor Sciolla La biblioteca è il nucleo librario principale della città per i nostri studi. Sopprimerlo significa cancellare la memoria di una parte della nostra storia culturale e impedire la continuazione dei nostri studi oltreché la formazione di nuovi giovani e ricercatori». Un allarme per cui si sono mobilitati in tanti, con un appello sottoscritto dai docenti di storia dell'arte dell'Università, dai funzionari storici dell'arte delle Soprintendenze, dagli studiosi di storia dell'arte: «La decisione di limitare fortemente l'apertura della biblioteca per buona parte della settimana getta sconcerto scrivono nella petizione, tra cui figura anche il presidente dell'Icom, Daniele Jallà, già dirigente dei musei civici Un ulteriore atto di una politica di disfacimento del suo patrimonio librario. Ma anche un segnale politico e culturale fortemente negativo, che va ad assecondare un processo di dissipazione di un bene primario ».