Una volta era un convento di suore domenicane, impreziosito da un ampio chiostro, detto del Maglio, e dall'affresco di Taddeo Gaddi che ne decora la chiesa. Tale è rimasto dal XIV secolo al 1865, quando fu acquisito dal ministero della Guerra. Da allora per qualche tempo diventò un po' di tutto: lazzaretto, caserma di bersaglieri, fabbrica di carne in scatola. Finché nel 1882 un regio decreto ne adibì i locali a Scuola di applicazione della Sanità militare, intitolandola al medico e letterato aretino Francesco Redi, l'autore del Bacco in Toscana . La chiesa sconsacrata divenne aula magna, laboratori all'avanguardia furono ospitati nei locali claustrali, insieme a un museo di anatomia e traumatologia e poi di storia naturale delle colonie italiane. Aveva inizio una storia ultrasecolare, che ha visto la «Redi» di via Venezia formare sessantamila medici e farmacisti destinati ad affrontare i momenti più drammatici della nostra storia. Nel 1908 i corsi furono sospesi e gli accademisti si trasferirono a Messina a soccorrere le vittime del maremoto, facendo guadagnare alla scuola una medaglia d'argento. Nel 1916 l'esigenza di fronteggiare l'aggressione dei gas chimici portò all'inaugurazione del primo corso di tossicologia di guerra, mentre al fronte morivano molti ufficiali medici, sottufficiali infermieri e soldati semplici, come il portaferiti Angelo Vannini, decorato di medaglia d'oro. Dopo la Vittoria il loro sacrificio sarebbe stato ricordato dal monumento al medico caduto in guerra, gruppo in bronzo di Arrigo Minerbi realizzato dalla fusione dei cannoni sottratti agli austriaci. Ma la diuturna fatica della Sanità militare è esaltata anche dalle allegorie della poderosa cancellata di gusto Liberty realizzata da Alessandro Mazzucotelli al posto del vecchio muro conventuale. La seconda guerra mondiale comportò per la Sanità una nuova durissima prova, con mille caduti sui vari fronti, tanto che nel 195o l'allora presidente della Repubblica Einaudi le conferì la medaglia d'oro al valor militare. Un nuovo riconoscimento fu ottenuto dalla Scuola dopo l'alluvione del '66, quando allievi e quadri sospesero le lezioni per soccorrere la popolazione. L'Accademia era divenuta ormai una presenza amica per la città, con gli Auc medici, accasermati alla Costa San Giorgio, che ogni tre mesi scendevano dai cassoni dei camion in piazza Savonarola e si trasferivano con passo non sempre marziale in via Venezia per il giuramento e con le «gattare» che deponevano sotto la cancellata del Mazzucotelli gli avanzi del cibo per una vasta colonia felina, incuranti dei severi cartelli che invitavano a non avvicinarsi alla «zona militare» soggetta a «vigilanza armata». Nel 1998, dopo la scelta di trasferire l'Accademia a Roma, per alcuni anni il complesso ha ospitato il Dipartimento militare di medicina legale, mentre oggi accoglie il poliambulatorio del Geografico Militare. Ma al suo interno c'è anche il museo della Sanità militare, con più di mille reperti dal cranio di soldati suicidi alla documentazione fotografica su patologie oggi scomparse e l'aula magna, sede di prestigiosi convegni, come quello del maggio 2010 su «Infettivologia e medicina tropicale nella raccolta museale al Chiostro del Maglio». Nel 2014 con la dichiarazione d'intenti sottoscritta dal ministro Pinotti e dal sindaco di Firenze Nardella la «Redi» è stata inserita fra le caserme destinate alla dismissione. Nel suo caso, però, il percorso non è stato in discesa. La Sovrintendenza ha sospeso per un anno la vendita per l'affresco gaddiano, mentre il Consiglio regionale ha votato all'unanimità una mozione per realizzare nella caserma, in cui si trovano per altro apparecchiature diagnostiche da tempo inutilizzate, un ambulatorio per civili e militari e un pronto soccorso per codici azzurri e bianchi. Nel frattempo, per preservare dalla vendita l'ex Accademia e l'annesso museo, si è formato un comitato, composto dal generale Cirneco, presidente dell'Unuci di Firenze, dal comandante Lisi, vicepresidente fiorentino dell'Associazione combattenti della Guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari, e il colonnello Riccardo Romeo Jasinski, del Corpo militare della Croce Rossa. Il Comitato fa leva anche sull'alto valore storico del complesso, col monumento al medico, che, fuso con i cannoni sottratti agli austriaci, può essere considerato un cimelio della grande guerra, tutelato dalla legge del 7 marzo 2001. Lo Stato, a sua volta, ha bisogno di fare cassa e il grande complesso del Maglio può far gola a investitori italiani o esteri. È difficile immaginare come andrà a finire, ma una cosa è certa: se la «Redi» sarà venduta, l'Esercito perderà una caserma, ma Firenze rischia di perdere una parte di sé.
Firenze. La caserma in bilico su una storia di arte e sanità
La Scuola di applicazione della Sanità militare, intitolata a Francesco Redi, è stata un'istituzione storica a Firenze. Era stata un convento di suore domenicane, poi era stata utilizzata come lazzaretto, caserma di bersaglieri, fabbrica di carne in scatola e infine come scuola di sanità militare. La scuola ha avuto una lunga storia, con corsi di medicina e farmacologia, e ha visto la formazione di molti medici e farmacisti. Durante le due guerre mondiali, la scuola ha subito gravi perdite, ma ha continuato a fornire servizi di sanità militare. Nel 1950, la scuola è stata decorata con la medaglia d'oro al valor militare.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo