Un elaborato ispirato al "realismo magico" e a Federico Fellini, che sposa terra e mare, il verde degli alberi, la doratura immaginifica del cinema, la moderna leggerezza del vetro e la solida concretezza delle architetture preesistenti; un progetto realizzato da un grappo di architetti giovani, italiani e francesi, fedeli fino al dettaglio alle prescrizioni - insieme funzionali e conservative dell'ambiente - contenute nel bando di concorso. Avrebbe vari motivi per essere soddisfatto del mutato del concorso per la progettazione del nuovo Palazzo del Cinema, al Lido, il presidente della Biennale Davide Croff: non fosse per quella fuga di notìzie della serata di giovedì, che gli ha "bruciato" la comunicazione dei risultati, prevista per ieri mattina. Come anticipato hanno vinto loro, i genovesi-francesi del gruppo "5 1" Rudi Ricciottì, che si sono imposti su un'agguerrita concorrenza che vedeva in lizza 9 grandi firme dell' architettura mondiale, fra i quali Massimiliano Fucksas, Stefano Boeri, Peter Eisenman, Bolles Wilson, Klaus Rada. «Una strana anticipazione: c'era un impegno di riservatezza a cui io mi sono strettamente attenuto, qualcun'altro no», commenta Croff, che guidava la giuria composta da Pio Baldi (architetto, direttore generale del Ministero per i Beni Culturali), Aldo Bello (architetto, Comune di Venezia), Hans Hollein (professore, architetto, ViennaAustria), Volkwin Marg (professore, architetto, AmburgoGermania), Pina Maugeri (architetto, responsabile Progetti Speciali della Biennale), Marco Muller (direttore Mostra del cinema), Giorgio Rossini (architetto, Soprintendenza di Genova), Mauro Strada (professore, ingegnere, Padova) ed Enrico Valeriani (professore, architetto, Università di Pavia). «Comunque sono molto contento di essere arrivato a questo risultato - aggiunge il presidente - che è il primo, fondamentale passo per rispondere a quella esigenza di nuove infrastrutture di cui la Mostra del Cinema ha assolutamente bisogno per reggere la concorrenza internazionale, garantendo una sala della grandezza adeguata è spazi per il mercato. Un risultato positivo anche perché ha vinto un progetto che onora in pieno i requisiti di funzionalità proposti, ma soprattutto rispetta al di là delle mie più rosee previsioni i vincoli ambientali e architettonici, relativi agli edifici preesistenti come il Casino e il Palazzo del cinema. Sottolineo che neanche un albero sarà tagliato. Il terzo aspetto interessante - che abbiamo ovviamente scoperto solo dopo la selezione - consiste nell'aver scelto un gruppo di giovani architetti italiani: e questo mi fa piacere perché riconferma la vocazione della Biennale a scommettere sui giovani». E adesso? «Adesso dobbiamo passare al progetto esecutivo, ma prima ci sono altri passi da fare: prima di tutto dovranno arrivare dal Comune le varianti per le successive autorizzazioni urbanistiche, ma sono ottimista perché, come ho detto, questo progetto rispetta strettamente le indicazioni venute dall'amministrazione». E poi c'è il problema principale, i finanziamenti... «Certo, e su questo ci muoveremo subito. Ma quest'opera è di tale importanza nazionale e locale che mi auguro di incontrare le sensibilità necessarie per individuare rapidamente le fonti di finanziamento; penso soprattutto a fondi statali, in particolare a quelli dell'Arcus, la spa del ministero dei Beni Culturali». A quanto ammonterà la spesa totale e quanti soldi avete già a disposizione? «Il bando prevede tra i 70 e gli 80 milioni di euro, ma sarà il progetto esecutivo a stabilire le esigenze finanziarie precise. Oggi però, purtroppo, non abbiamo disposizione neanche una lira. Anche i due milioni stanziati da Arcus sono relativi al miglioramento degli allestimenti esistenti, da qui al 2006». Non teme qualche ripensamento da parte dei vostri "soci di maggioranza", Comune e Governo, dove sono cambiati gli interlocutori? «Per quanto riguarda il Comune, ripeto, il progetto rispetta al 100 i requisiti fissati dalla precedente giunta, E l'attuale sindaco in più occasioni ha evidenziato che la Mostra del Cinema è un patrimonio che va preservato e rafforzato. Ma anche col nuovo ministro Buttiglione abbiamo allacciato rapporti concreti e collaborativi». Proviamo a ragionare sui tempi di realizzazione? «Non posso sbilanciarmi: i tempi tecnici - tra autorizzazioni urbanistiche e attivazione dei finanziamenti - potrebbero essere di circa un anno, e a quel punto potrebbero iniziare i lavori, che dovrebbero essere conclusi in tre anni. Ma qui si tratta anche di scelte politiche...». Esclude che si possa bloccare tutto, come nel passato? «L'esigenza di fondo che ci ha mosso - cioè la necessità di spazi maggiori - è più forte e imprescindibile che nel passato. E su questo c'è la consapevolezza delie autorità locali e centrali, che l'opera è necessaria non solo per Venezia, ma per lo stesso interesse del cinema e del sistema culturale italiano». La gestione del concorso, ma anche la sua intera conduzione della Biennale, viene tacciata di verticismo dal rappresentante della Regione Franco Miracco... «Miracco è un amico, lo conosciamo tutti, e non intendo polemizzare. Dico solo che il Presidente ha il massimo rispetto per i consiglieri e per l'interesse della Biennale. Per quanto riguarda il concorso, abbiamo terminato i lavori ieri sera, e i risultati sarebbero stati comunicati oggi». Di lei si dice che starebbe per assumere la presidenza di Terna, la società che gestice le linee elettrice italiane... «Non commento voci giornalistiche prive di elementi concreti».
Palazzo del Cinema, adesso i soldi
Il presidente della Biennale, Davide Croff, è soddisfatto del risultato del concorso per la progettazione del nuovo Palazzo del Cinema al Lido, che ha visto vincere il gruppo "5 1" di architetti italiani e francesi. Il progetto rispetta i requisiti di funzionalità e conservazione dell'ambiente, e non prevede la taglio degli alberi. Croff sottolinea l'importanza del progetto per la Mostra del Cinema e per la città di Venezia, e annuncia che il progetto esecutivo sarà iniziato presto. Tuttavia, il presidente riconosce che il progetto richiede finanziamenti, e che il Comune e il Governo devono essere sensibili alle esigenze della Biennale.
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