Quattro serate in stile rinascimentale. Obiettivo: promuovere le eccellenze del territorio Cene a lume di candela tra chiostri e sale antiche dell'ex complesso monastico dei celestini di Plorzano, silente all'ombra dello stadio comunale (si trova in via dei Celestini 2, tra viale Giulio Cesare e borgo Santa Caterina). Quattro convivi dai sapori rinascimentali, a partire da stasera uno al mese sino a giugno, faranno rivivere i banchetti dei Dogi. Solo centoventi gli invitati, esclusivi, tra clienti di banche d'affari e industriali, seduti alla tavola del Palma. In occasione della retrospettiva del pittore di Serina, anche la bellezza del gusto sarà appagata. All'arte pittorica si accosta quella gastronomica, perché «nel Cinquecento si crea il primo mito della cucina italiana, distinta dalle altre per l'arte di preparare e presentare i piatti, imbandire mense, prestare attenzione a sapori e materie prime», specifica il curatore Giovanni Villa, tra i promotori dell'iniziativa insieme a Marina Benedetti, Carlotta Zucchi, Eugenia De Beni, Maria Pasinetti. Ci sono voluti otto mesi per predisporre il progetto, pensato per mostrare a gente «forestiera» le bellezze architettoniche e imprenditoriali bergamasche. «Una mostra per il territorio», si è detto più volte. Questa è un'altra carta giocata nella partita palmesca, sposata subito dalle diverse eccellenze imprenditoriali. Tra le tante, i tappeti orientali e antichi di La Torre, forniti come capotavola su cui poggiare il lino di Martinelli Ginetto, usato per realizzare le tovaglie. E poi circa 400 candele, fiaccole e padelle romane della cereria Pernici, sei lampade create pe l'occasione dal CatellaniSmith, carta da parati di Zambaiti e tappezzeria di Rota Nodari per ricoprire le pareti, dando l'effetto della stoffa. Le decorazioni floreali e gli allori del vivaio Lanzi e Ravasio fiori abbelliranno chiostri e sale, mentre petali e rosmarino saranno sparsi sui tavoli predisposti a forme di cavallo. Coni di frutta candita, peltri, bicchieri e piatti del Cinquecento saranno posti su credenze ricostruite secondo i modelli dell'epoca. Molte le maestranze in scena per ricreare un banchetto che alternerà musica e letture a servizi di credenza, i piatti freddi, e di cucina impiattati dal cuoco per dare «soddisfazione al palato e gioia alla vista, senza eccessive offese allo stomaco», riporta Renzo Villa, recuperando dalla biblioteca marciana scritti su usanze culinarie e ricette del tempo. Rivisto e attualizzate dallo chef stellato Chicco Cerea, l'artista gastronomico per fricassea di pollo al limone, scapece di trota, asparagi al sugo.