Livorno, il presidente degli agronomi ribatte alle accuse di disboscamento e di speculazione «È un'opera di silvicoltura, il suolo non potrà essere usato ad altri fini» LIVORNO. Mentre sui social network continuano le polemiche sul taglio di 4200 alberi sulla collina tra Limoncino e valle Benedetta , e all'interrogazione del gruppo consiliare 5 Stelle si aggiunge ora quella di Marco Cannito (vedi sopra), anche l'Ordine dei dottori agronomi e forestali di Livorno si schiera in difesa dell'operazione. «Le corrette utilizzazioni forestali non sono attività illecite e non costituiscono un danno ambientale», dice il presidente Fausto Grandi. Confermando quanto già sostenuto in due interviste al Tirreno dal dirigente del settore agricolo della Provincia Paolo Teglia e dal comadante del Corpo Forestale Luca Barattini. Insomma, se da un lato l'immagine che riportiamo in questa foto e che è ben visibile dalla Variante, ha un impatto visivo choc (e lo ammettono candidamente anche gli esperti del settore), dall'altro gli addetti ai lavori sono tutti d'accordo nel sostenere che il taglio di sette ettari di bosco ceduo di proprietà privata a fini commerciali non solo è stato effettuato nel rispetto della legge, ma soprattutto non è ambientalmente dannoso, anzi addirittura salutare. Così il bosco migliora. «La selvicoltura - sostiene Grandi - mira a mantenere e migliorare il bosco per le generazioni future. Là dove vengono abbandonate le attività forestali, il rischio idrogeologico è più alto: infatti i recenti casi di calamità naturali, dalle frane alle alluvioni, sono legate spesso ad eventi eccezionali, coincidenti purtroppo con l'incuria dovuta all'abbandono». L'effetto visivo finirà presto. «All'occhio del cittadino, il taglio boschivo, in particolare quello di ceduazione, può apparire uno "scempio", ma nella realtà gli interventi di coltivazione della foresta consentono per vari motivi un arricchimento della biodiversità dei nostri territori - continua Grandi -. Sicuramente alcuni interventi possono avere un impatto visivo importante quanto inevitabile - aggiunge il presidente dei dottori agronomi -. Ma si tratta di un effetto temporaneo, ristretto alla prima stagione vegetativa, per la naturale capacità del bosco di rinnovarsi». Insomma, tra alcune settimane le colline saranno un po' meno "pelate" e il bosco per i prossimi vent'anni non potrà comunque essere più utilizzato. Sul monte La Poggia nessuna trasformazione. Il presidente dell'Ordine degli agrari entra anche nello specifico del taglio sotto la valle Benedetta e ribatte alle ipotesi che qualcuno ha ventilato della costruzione di una strada legata alla famigerata discarica del Limoncino. «Per come è stata svolta, l'attività non comporta alcuna possibilità di trasformazione del bosco in qualcosa di diverso dallo stesso, così come non costituisce attività di "disboscamento" ma di semplice coltivazione, e non potrà dare adito ad un impiego del suolo diverso dall'attuale, compresa la realizzazione di infrastrutture, come le illazioni generiche riportate da qualcuno hanno fatto intendere». Il taglio è un'attività secolare. Grandi fa un excursus storico per ricordare che non è certo la prima volta che un bosco viene tagliato. «Lo stato italiano fin dai primi del '900 ha riconosciuto nel bosco un patrimonio da tutelare, imponendo regole e metodi che, attraverso una corretta utilizzazione forestale, ne hanno preservato la rinnovazione fino a ai giorni nostri, affidando al bosco stesso compiti di multifunzionalità, ambientali, ecologici, paesaggistici, produttivi e ricreativi - ricorda il presidente degli agronomi -. Tutti i boschi italiani sono stati sottoposti nei secoli a ripetuti interventi selvicolturali che hanno modellato il paesaggio. Fanno eccezione pochissime realtà, come ad esempio le riserve integrali, in cui l'uomo ha limitato il suo agire, prima per motivi economici trattandosi di zone difficilmente raggiungibili, e poi, negli ultimi decenni, per motivi di tutela ambientale e di studio». "Prima di criticare, informatevi" . Dall'Ordine degli agronomi ogni accusa di disboscamento e di danno ambientale viene rinviata al mittente: «L'operazione era stata autorizzata dalla Provincia, sulla base di un progetto di un dottore forestale che ne ha seguito anche la direzione dei lavori e con il controllo attento del Corpo Forestale dello Stato - ricorda Grandi -. Gli interventi apparsi sulla stampa, da parte di privati cittadini e politici sembrano tesi ad instillare nella pubblica opinione sentori di attività illegale, mentre, ripetiamo, nel caso specifico, si è trattato di un'utilizzazione boschiva, svolta nel pieno rispetto della buona pratica forestale, che per la precisione in Toscana è tutelata dalla Legge regionale 392000, che ne definisce le regole per la corretta gestione dei boschi e non solo».
LIVORNO - Nessuna strada al posto degli alberi tagliati alla Valle Benedetta
Il presidente degli agronomi ribatte alle accuse di disboscamento e di speculazione. L'opera è un'opera di silvicoltura, il suolo non potrà essere usato ad altri fini. Le corrette utilizzazioni forestali non sono attività illecite e non costituiscono un danno ambientale. Il taglio di sette ettari di bosco ceduo di proprietà privata a fini commerciali è stato effettuato nel rispetto della legge e non è ambientalmente dannoso. La selvicoltura mira a mantenere e migliorare il bosco per le generazioni future. L'effetto visivo finirà presto. Tra alcune settimane le colline saranno un po' meno "pelate". Il bosco per i prossimi vent'anni non potrà comunque essere più utilizzato.
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