Il finanziamento Arcus darà la possibilità alla soprintendenza di riavviare il cantiere a Cabras. Tutta l'area sarà recintata per garantire la sicurezza, ma diventerà off limits per i turisti CABRAS. Altre meraviglie si nascondono nel sottosuolo del Sinis. Ma presto, quella terra che per millenni le ha coperte, verrà smossa per regalare a tutta la Sardegna altri tesori del passato glorioso che l'isola conobbe nell'antichità. Nel giro di poche settimane dovrebbero infatti riprendere gli scavi nelle collinette di Mont'e Prama, dove altri giganti e altri reperti archeologici, attendono di rivedere la luce del sole per poi essere affidati a chi dovrà occuparsi del restauro. L'attenzione sui Giganti di Mont 'e Prama è stata riaccesa non solo a livello ragionale dall'inaugurazione della nuova ala del museo Marongiu di Cabras dove sono state esposte alcune delle statue di pietra recentemente ritrovate assieme ad altri favolosi reperti vecchi di tre millenni, ma che il tempo non ha cancellato. La visita della presidente della Camera, Laura Boldrini, e il taglio del nastro della nuova ala del museo sono però solo il preludio a quel che tutti attendono, ovvero il riavvio della campagna di scavo interrotta con l'arrivo dell'inverno. A Mont 'e Prama, probabilmente già da metà aprile, saranno impegnati diversi archeologi all'opera grazie al finanziamento Arcus con il quale la Soprintendenza ai Beni archeologici potrà riprendere il lavoro interrotto. Sono i soldi che erano stati assegnati alla cooperativa di Reggio Emilia, fatto che aveva suscitato molte polemiche perché in tanti, in Sardegna, avrebbero voluto che a occuparsi degli scavi fossero gli archeologi isolani. In effetti, ferma restando la guida della Soprintendenza, a Mont 'e Prama sarà un'équipe sarda a procedere con il delicato lavoro di riportare alla luce i reperti che stanno riscrivendo la storia antica dell'intero Mediterraneo. La cooperativa emiliana pescherà proprio tra archeologi locali, mentre l'area degli scavi sarà recintata. Finalmente, penserà qualcuno, ma questo impedirà anche il continuo flusso di persone e turisti che durante la precedente campagna di scavo avevano potuto ammirare gli archeologi direttamente sul campo. Potrebbe essere un'importante occasione economica e di marketing persa. D'altro canto sarà garantita una maggiore protezione alla zona archeologica. Intanto, a proposito di reperti, sono stati esposti con orgoglio anche i piedi di guerriero con sandali che, proprio per la presenza delle calzature, sono quasi un unicum. Sono quelli che gli studiosi hanno immediatamente collegato al bronzetto ritrovato nella necropoli di Cavalupo in Toscana.