Massa, il nuovo piano regionale sul paesaggio fa discutere MASSA. La cornice c'è, adesso però tocca riempirla. Il consiglio regionale - per spiegare - dà il definitivo via libera al piano paesaggistico, detta le regole generali; quelle di dettaglio, invece, sono nelle mani dei Comuni. E qui sta la sfida. Visto che a casa nostra gli strumenti urbanistici sono in lista di attesa. Tra quelle regole generali - per venire a bomba - ce ne sono parecchie che riguardano da vicino il nostro territorio. Punto primo: le cave. Punto secondo: il mare. Insomma, due dei motori dell'economia locale. Le Regione sul tema "mare ed edificazione" mette paletti importanti: no ad ampliamenti o adeguamenti sulla spiaggia o sulle dune, no - ecco il clou- ad altre piscine. Chi vuole allargarsi un po', può farlo: 10 massimo di ampliamento, solo delle strutture già esistenti e purchè non tocchino l'arenile. E tempi dilatati (lo chiede un emendamento) per le strutture rimovibili, per i punti ombra e i gazebo da smontare a fine stagione: possono rimane "in piedi" per 180 giorni (prima erano 90). I balneari non si nascondono dietro un dito e ammettono che «disciplinare il settore era necessario». Tradotto: la cornice normativa regionale serviva eccome. Sollevano, però, qualche perplessità: i divieti imposti - spiegano - limitano pesantemente gli investimenti e rallentano, quindi, la crescita. Luca Martini è presidente dell'associazione balneare "La Compagnia del mare" e vede di buon occhio la scelta regionale di allungare i tempi di permanenza in spiaggia delle strutture rimovibili, risposta - aggiunge - «alla necessità di dilatare la stagione turistico- balneare». Una presa d'atto: nonostante Firenze imponga l'apertura degli stabilimenti solo dal 15 giugno al 15 settembre, i bagni, da decenni, accolgono i turisti fin da Pasqua. Apprezzamento su un fronte, qualche dubbio su altri: Martini è titolare del bagno Henderson, con tanto di piscina e la piscina la considera un «servizio in più per il cliente. Forse - ipotizza - Firenze avrebbe potuto introdurre parametri in base ai quali autorizzare la costruzione, evitando però il no secco». Stefano Gazzoli, presidente dell'associazione Riviera apuana, è più netto e il niet alle piscine lo definisce un «paradosso normativo». Pensa, forse, alla sua situazione: il campo da beach del suo stabilimento, il bagno Sara, è sotto sequestro. «In quell'area - spiega - la concessione edilizia prevedeva la realizzazione di una piscina, io non l'ho fatta per non cementificare, ho lasciato la sabbia e ne pago le conseguenze. Adesso - ironia della sorte - arriva la Regione a dire che le piscine non si possono più fare. Che devo pensare?» Ma Gazzoli va oltre la contestazione personale: «Credo che evitare soluzioni impattanti sull'ambiente sia importantissimo, chiedo però che i balneari siano messi nelle condizioni di investire, di "muoversi" - sintetizza - seppur nel pieno rispetto del paesaggio». Muoversi agevolmente visto che adesso convivono con una «selva normativa» e con i referenti più disparati: «Per avere un permesso siamo costretti a relazionarci con 6 diversi enti» E li elenca: «Il Comune, l'Asl, il Demanio, la Capitaneria, la Dogana, la Sovrintendenza e tutto in un quadro in cui il piano comunale dell'arenile è vecchio di 30 anni e incompatibile con le prescrizioni degli altri enti». Critico Gazzoli anche sul fronte "strutture rimovibili": «L'allungamento dei tempi è un primo passo, ma se non sono impattanti, se si possono smontare, se si riconosce che non recano danno all'ambiente, perché imporre di toglierle entro i 180 giorni? Perché non consentire di lasciarle, permettendo di organizzare eventi sulla spiaggia?». Insomma, parecchi "nì" e la richiesta al Comune di «definire in tempi brevi il piano dell'arenile» per consentire ai balneari gli investimenti - quelli che la crisi consente - per reggere il mercato.
TOSCANA - I balneari sul "no" alle piscine e agli ampliamenti: bene il rispetto dell'ambiente, ma senza investimenti non si va avanti
Il Consiglio Regionale ha dato il via libera al piano paesaggistico, che stabilisce le regole generali per la gestione del territorio. Le Regione ha imposto limitazioni alle strutture balneari, vietando ampliamenti o adeguamenti sulla spiaggia o sulle dune, e limitando la costruzione di nuove piscine. Le strutture rimovibili possono rimanere in spiaggia per 180 giorni, a differenza dei 90 giorni precedenti. I balneari hanno espresso apprezzamento per l'allungamento dei tempi di permanenza, ma hanno anche sollevato dubbi sulla disciplina e sulla possibilità di investimenti. Alcuni hanno criticato la normativa, che considerano impattante e limitativa per la crescita economica.
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