La vicenda dello chalet Martini mostra come Viareggio non riesca a mantenere il suo fascino. Svendendosi al primo offerente Guardando ieri la Passeggiata sorgeva il forte dubbio che a qualcuno dei suoi frequentatori interessi alcunché del negozio Martini. Come della Galleria del Libro, come del brutto e chiuso ingresso da Tito. C'era il sole, tanta gente, perlopiù anonima ma soddisfatta. Tobino scriveva, negli anni Sessanta, di una Viareggio diventata popolare. Oggi, 50 anni dopo, è plebea. Lo specchio di questo popolo era il quadrato del fritto misto a 8 euro che esultava per gli incassi, neanche Tardelli al Bernabeu. E ci si dava di gomito: macché Carnevale, basta il sole e la Passeggiata è strapiena, i bar lavorano, mutande e stracci si vendono. Se andate a Cannes o a Nizza trovate lo stesso popolo di Viareggio sulla Croisette o sulla mitica Promenade des Anglais. Pensionati e ragazzi, piemontesi e siciliani. Niente di meno, solo qualcosa di più. Ma i vecchi negozi sono ancora lì, i giardini sono tenuti d'incanto, i musei attraggono e affascinano. In Costa Azzurra resta l'allure. Che mantiene, ad esempio, Forte dei Marmi. Ma che hanno perso, sempre per fare un esempio, Sanremo o Riccione. Immagine ed efficienza regnano in Francia, qualunque sia il turista. Soprattutto consapevolezza che non tutto è trattabile, non tutto è commercio. Se cambierà o meno Martini non lo sappiamo. Ma abbiamo la consapevolezza, purtroppo, che in pochi si ergeranno a difendere la storia, l'arte, ma anche la bellezza di Viareggio e della sua Passeggiata. Oltre Martini, è in svendita la città.