Un milione di immagini, 3.500 manoscritti già digitalizzati, un mare di schede bibliografiche da domani a disposizione degli studiosi di tutto il mondo, e tanti altri dati che verranno ancora. Anche attraverso il portale realizzato dal Ministero dei Beni Culturali. Per la Biblioteca di San Pietro a Majella sembra arrivato il momento del riscatto. La presentazione della grande novità merita un convegno, svoltosi ieri. Ma è piuttosto festa grande, e si può comprendere la soddisfazione di chi ha preso parte a tanto progetto. Il banco dei relatori è quanto mai folto: Antonio Martusciello (viceministro per i Beni e le Attività Culturali), Tullio Gregory (presidente del comitato guida della Biblioteca Digitale Italiana), Luciano Scala (direttore generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali), Salvatore Italia (capo del dipartimento per i Beni archivistici e librari), Enrico Auricchio (presidente del cda del Conservatorio), Vincenzo De Gregorio (direttore del Conservatorio). Dopo gli anni bui della chiusura, delle porte in faccia agli studiosi, della colpevole pigri-zia di molti, oggi in biblioteca si respira aria nuova. Non è solo una questione di digitalizzazione: le recenti normative approvate dal ministero dell'Istruzione, infatti, assicurano alla storica biblioteca sufficiente personale per una gestione adeguata. L'annoso problema dell'apertura del prezioso monumento sembra risolto. Con il solo rammarico che si tratta di provvedimenti temporanei. Una nube, la sola forse in tanta euforia, che grava in lontananza sulla mitica biblioteca fondata alla fine del Settecento, in seguito a una a intuizione di Saverio Mattei e successivamente ampliata dalla caparbia volontà di Francesco Fiorano che ci hanno lasciato partiture di Scarlatti, Pergolesi, Cimarosa, Paisiello, Rossini, Bellini, Donizetti, 20.000 manoscritti, molti dei quali autografi, un corpus musicale più unico che raro, fiore all'occhiello della cultura napoletana e memoria storica della produzione musicale di quasi tre secoli di ininterrotto primato. Il tesoro torna oggi a disposizione degli studiosi, ridiventa patrimonio vivo, fruibile, quotidianamente a disposizione di tutti: non museo da contemplare a distanza ma campo aperto da coltivare, arare, concimare, dissodare con passione, attenzione, con ogni mezzo che la moderna tecnica possa mettere a disposizione. Internet sopra tutti. La Biblioteca di San Pietro a Majella così va ad allinearsi alle grandi biblioteche nazionali ed internazionali. E v'è da augurarsi che il mondo scientifico (ma anche il Conservatorio del futuro) rinnovi le attenzioni del passato nei confronti di un patrimonio ancora in gran parte da riscoprire. In una giornata simile il pellegrinaggio di rito ai preziosi scaffali è d'obbligo. E qualche antico strumento ancora fresco di restauro ci informa che anche il Museo degli strumenti musicali voluto negli anni Venti da Cilea e praticamente scomparso dopo gli anni 70, a serio rischio di dispersione, sta riprendendo forma qua e là tra i corridoi. Tanti segni di rinnovata vitalità dunque. Più che comprensibile, insomma, la soddisfazione del direttore De Gregorio che dichiara: «La digitalizzazione del materiale bibliografico ci pone alla stregua delle grandi istituzioni, in direzione di una moderna gestione del bene, ma devo registrare con soddisfazione che è ripreso con rinnovato vigore il flusso delle donazioni».