Comincia dopo Pasqua il restauro della Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro. Ma intanto la prima scoperta: l'artista ha impiegato 15 giornate d'affresco per realizzare il dipinto Il dipinto più bello del mondo (come lo definì lo scrittore Aldous Huxley), quello che sa emozionare come una rinascita. Quello dal passato misterioso: cosa ci fa in quel posto il Cristo risorto, perché non è in una chiesa? È stato spostato o Piero della Francesca lo ha dipinto proprio lì nel palazzo del governo a Sansepolcro? Lo sapremo fra qualche mese, quando i restauratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e quelli della soprintendenza aretina avranno concluso gli accertamenti sulla parete del Museo Civico. Intanto qualcosa in più della Resurrezione è stato scoperto: e cioè «che è stata realizzata in quindici giornate d'affresco». «È bastato esaminare il dipinto con la luce radente - spiega Cecilia Frosinini direttrice del settore conservazione dipinti murali dell'Opificio - per vedere le disomogeneità e individuare le giornate lavorative». L'artista ha cominciato a dipingere dall'alto verso il basso, da sinistra a destra: «A quanto ne sappiamo - interviene Marco Ciatti, direttore dell'Opificio delle Pietre Dure - non corrispondono a un orario preciso e non significa che Piero Della Francesca abbia lavorato per quindici giorni di fila». Significa che quindici sono le porzioni in cui è stato diviso l'affresco per la lavorazione, quindici pezzature e probabilmente all'ottava giornata ha realizzato quello che si sospetta essere il suo autoritratto. Sarà un restauro lungo, durata prevista: diciotto mesi. Sono stati staziati per mettere in atto questo salvataggio 140mila euro, 40mila da parte Comune di Sansepolcro, 100mila dei sono quelli che provengono da un privato, un benefattore che si è fatto avanti: Aldo Osti è un ex dirigente della Buitoni che adesso risiede in Svizzera, ma che ha a lungo abitato a Sansepolcro. «È appassionato di Piero della Francesca, ci ha raccontato di aver visto la mostra di qualche anno fa al Metropolitan dove c'era una pala, quella di San Girolamo con devoto, che avevamo restaurato noi dell'Opificio» prosegue Cecilia Frosinini che in passato ha fatto numerose indagini preliminari sulla Resurrezione lanciando l'allarme sul suo stato di salute: «Uno dei pericoli per questo dipinto è rappresentato dalla solfatazione, cioè la trasformazione del carbonato in gesso». In gergo si dice che l'affresco "spolvera": «Un processo che capita nelle pitture - riprende Frosinini - e le cause possono essere diverse, una per esempio è l'inquinamento. Un'altra minaccia della Resurrezione, viene dalla decoesione dell'intonaco». In questi casi si interviene con una "cura" di barrio che reinnesca la carbonatazione dell'intonato anche se non può penetrare molto in profondità. I fenomeni di degrado riscontrati sono documentati da indagini scientifiche svolte negli anni passati oltre che dall'esame autoptico della superficie. «Fra i danneggiamenti evidenti sull'opera si evidenzia la presenza di rotture delle zone perimetrali che insistono in corrispondenza delle colonne corinzie, della base e della trabeazione della cornice» dicono dal Comune di Sansepolcro. Ora davanti all'opera più celebre di Piero della Francesca sono stati issati i ponteggi sui quali potrà salire il pubblico per vedere via via l'avanzamento dei lavori. Il restauro sul dipinto dovrebbe cominciare nei giorni successivi alla Pasqua. Metteranno le mani sul capolavoro del XV secolo i restauratori Paola Ilaria Mariotti e Umberto Senserini. È stata creata una app - Le Terre di Piero - che si può scaricare sul cellulare per poter seguire le fasi del restauro (al momento dà informazioni generiche sull'artista e sull'opera conservata al Museo Civico). «Piero meditava sui progetti ricorda Frosinini ci tornava sopra negli anni e ci ha lasciato poche opere ma di sterminata qualità. Le difficoltà più importanti del restauro, nonostante la superficie non sia grandissima, stanno nelle differenti tecniche utilizzate, l'affresco come la tempera a secco, quindi dovremo affrontarlo centimetro per centimetro con la massima cura. Senza contare che forse ci permetterà di risolvere il mistero legato al luogo originario del dipinto». «Non c'è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l'arte, momento più alto d'invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo» ha detto il critico Vittorio Sgarbi che lunedì 30 marzo sarà proprio a Sansepolcro per una conferenza (ore 21 al teatro Dante) dove presenterà il libro "Gli anni delle meraviglie" .
I segreti del dipinto più bello del mondo
Il restauro della Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro inizia dopo Pasqua. L'artista ha impiegato 15 giorni per realizzare il dipinto, che è considerato uno dei più belli del mondo. Il dipinto è stato scoperto con disomogeneità e le giornate lavorative sono state individuate. Il restauro sarà lungo, durata prevista 18 mesi, e costa 140mila euro. La Resurrezione è stata realizzata in quindici giornate d'affresco, con l'artista che ha iniziato a dipingere dall'alto verso il basso. Il dipinto è stato danneggiato dalla solfatazione e dalla decoesione dell'intonaco. I restauratori hanno creato un'app per seguire le fasi del restauro.
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