Se vi chiedete perché un milanese consuma mediamente quattro ore della sua vita per andare e tornare da casa al lavoro, perché spendiamo il doppio della Germania o della Francia per illuminare le nostre vie o perché non parliamo più del 'comune di Roma' ma di 'Roma capitale', la risposta è una sola: perché le città italiane sono fallite. Come progetti urbanistici, ma ormai spesso anche letteralmente. E se volete sapere come, quando e per colpa di chi (da Franco Bassanini a Maurizio Lupi) tutto questo è potuto succedere, non avete che da leggere l'ultimo libro di Paolo Berdini, Le città fallite. I grandi comuni italiani e la crisi del welfare urbano, con una prefazione di Paolo Maddalena (Donzelli). È un libro che documenta (con dovizia di particolari e di numeri) un fallimento innegabile, ma che è anche capace di indicare una via d'uscita concreta, e immediatamente praticabile: una vera moratoria delle nuove cementificazioni e un massiccio piano di recupero dell'edilizia pubblica, a fini abitativi e produttivi. È una via assonante a quella di UGO, la Unica Grande Opera utile inutilmente predicata da Salvatore Settis, e recentemente rilanciata dai WuMing: la messa in sicurezza del territorio. Più cittadini leggeranno Le città fallite più sarà possibile evitare nuovi fallimenti.