Un progetto in cerca di un finanziatore. Davide Croff, presidente della Biennale, non nasconde la sua soddisfazione per il nuovo Palazzo del Cinema indispensabile per il rilancio della Mostra "virtuale" e ad alto gradimento ambientale. Ma ora c'è da passare dalle parole e dalle carte ai fatti. Presidente, il progetto del nuovo Palazzo del Cinema ora c'è, i soldi per costruirlo no. Come farà? «I passaggi sono due. Innanzitutto bisognerà ottenere il via libera urbanistico da parte del Comune di Venezia, ma su questo sono più che ottimista, perché il problema era quello ambientale - con il possibile abbattimento di alberi nell'area del Garden per la costruzione dell'edificio e invece con il progetto dello Studio 5 1 Rudy Ricciotti non sarà necessario abbatterne neppure uno. Anzi, quello ambientale è stato uno degli elementi determinanti per la scelta di questo progetto, pur votato all'unanimità dalla giuria dopo un dibattito vivace. Poi bisognerà pensare ai finanziamenti». Quanto costerà il nuovo Palazzo del Cinema? «Tra i 70 e gli 80 milioni di euro in attesa del progetto esecutivo e al momento non abbiamo un euro a disposizione per edificarlo. Visto che il nuovo Palazzo del Cinema sarà un'opera di interesse nazionale ci rivolgeremo dunque al Governo e il nuovo ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione sarà il mio primo interlocutore. Penso che il canale di finanziamento possa essere attivato da Arcus (la nuova soderà creata dai Beni Culturali per finanziare interventi edilizi, ndr), con fondi provenienti dalla prossima Legge Finanziaria». Non sarà facile ottenere un finanziamento di questa entità. «Avremo il vantaggio che il nuovo Palazzo del Cinema assolutamente indispensabile alla Mostra perché resti competitiva a livello internazionale potrà essere realizzato a tranches, ma è chiaro che dobbiamo partire con un quadro economico già definito. L'obiettivo è partire con i lavori entro la fine del 2006, per concluderli nel giro di tre anni. Spero che anche Regione, Provincia e Comune possano dare una mano». A proposito di sedi, che ne è del progetto di portare la Biennale al Fontego dei Tedeschi, ora sede centrale delle Poste di Rialto? Si attendeva il rinnovo del management della società per concludere, e ora è avvenuto. «E' così, e personalmente ho ottimi rapporti sia con il nuovo presidente di Poste Italiane Vittorio Mincato, sia con l'amministratore delegato Massimo Sarmi. Conto perciò di chiudere la trattativa per l'acquisizione del Fontego dei Tedeschi entro i prossimi sei mesi. Se non sarà così, ne prenderemo atto e cercheremo un'altra sede per la Biennale». Facciamo chiarezza anche sulla questione Mifed: la Biennale vuole davvero "scippare" il mercato del cinema a Milano? «No, visto che attualmente non abbiamo neppure le strutture per ospitarlo, ma abbiamo comunque dato la disponibilità al Mifed, al Ministero e a Cinecittà a ospitare, se ci verrà richiesto, alcune attività, fermo restando che manterremo il nostro spazio di mercato legato ai Venice Screenings». Ultima cosa: la sua possibile nomina a presidente di Terna la società che possiede la rete elettrica nazionale e l'eventuale compatibilita di essa con la sua carica di presidente della Biennale? «Penso che l'indiscrezione sia legata al fatto che sono consigliere indipendente di Terna e ho un'esperienza manageriale di società quotate. Ma al momento la questione non è all'ordine del giorno, perché nessuno me l'ha posta. In ogni caso, non ridurrei mai il mio impegno verso la Biennale».